«Sul web si trova di tutto Ma no all'utero in affitto»

Poco tempo fa suo figlio, origini brasiliane, le ha chiesto: «Mamma, tu mi hai comprato?». Daniela, 52 anni, mamma adottiva da 13, ha risposto senza dire bugie: «No amore». In realtà avrebbe potuto. Quando lei e suo marito Sergio, entrambi impiegati per due aziende, si sono imbarcati nell'avventura dell'adozione internazionale, hanno scoperto che sarebbe bastato rispondere a un solo annuncio dei siti internet che offrivano uteri in affitto per avere il loro bambino fatto su misura. «Mi ricordo ancora il sito Pance on line - racconta Daniela -. Bastava che mio marito fosse andato in ospedale al momento del parto della donna e il gioco era fatto. Da brivido. Abbiamo seguito l'iter tradizionale. Non è stato semplice ma ce l'abbiamo fatta». Ora Daniela e Sergio sono i genitori di due adolescenti, un maschio e una femmina, fratelli naturali. «Sono arrivati in Italia quando ancora non avevano cominciato la scuola e sono cresciuti qui». Una storia a lieto fine, la loro, che ha formato una bella famiglia di quattro persone, ora è alle prese con le battaglie domestiche dell'adolescenza, con i «guarda che ti levo il telefono» e con i «se non studi non esci». Forse con qualche apprensione in più: «Mille volte - racconta mamma Daniela - è capitato che la curiosità dei compagni e della gente verso i miei figli fosse un po' troppo morbosa. Non nascondiamoci, l'intolleranza razziale è palpabile, soprattutto in questi ultimi anni». Daniela non ha ricette da dare alle coppie che vogliono adottare. Assicura solo che i «momenti duri sono tanti, non solo durante il percorso di affido, ma soprattutto dopo. Per questo è necessario essere una coppia affiatata, altrimenti si crolla. Noi ci mettiamo in discussione ogni giorno e mi accorgo che la sofferenza provata dai miei figli prima che li adottassimo li ha segnati. Tuttora hanno timore di essere abbandonati e, come tanti ragazzini adottati, spesso hanno poca fiducia in se stessi. Cerchiamo di dare il massimo e non ci sentiamo genitori di serie b». A chi inizia l'iter di adozione e a chi mostra parecchia «elasticità» nel voler cambiare leggi e regole, Daniela fa solo notare che «il diritto da difendere è quello del minore, non quello della coppia». MaS