Sulle moschee abusive Foroni avvisa i sindaci: "Responsabili anche voi"

L'assessore regionale scrive a tutti i Comuni «Nell'omessa verifica c'è un profilo penale»

Sulle moschee abusive, la Regione non abbassa la guardia e avverte i Comuni: l'omesso controllo da parte può «configurare una specifica responsabilità, anche penale», in capo ai sindaci.

L'iniziativa della Regione non arriva certo imprevista, anzi è l'esito di una linea che si è delineata in modo molto chiaro in questi anni, e si è tradotta in atti concreti per precisa volontà dell'assessore al Territorio, Pietro Foroni.

Pochi giorni fa, una lettera firmata da Foroni è partita da piazza Città di Lombardia, indirizzata a tutti i sindaci. L'oggetto si riferisce alle norme regionali sui luoghi di culto che ora sono parte integrante della legge urbanistica lombarda. L'assessore cita due lettere analoghe già inviate nel 2018, e soprattutto la recente sentenza della Cassazione sul caso di via Cavalcanti. La sentenza è fondamentale da due punti di vista. Intanto conferma la conformità costituzionale della legge lombarda, nota alle cronache come «anti-moschee» e concepita come una regolamentazione urbanistica dei luoghi di culto: la Corte dichiara manifestamente infondata la «questione di costituzionalità» proposta dai responsabili di via Cavalcanti: «Non si riscontra - si legge - alcuna discriminazione». Inoltre, nel giudizio di merito, la Cassazione conferma i verdetti di Tribunale e Appello e ravvisa un illecito edilizio, un reato, nel mutamento di destinazione d'uso - senza permesso - di un magazzino in un luogo di culto. Questo, per la Regione, crea un precedente di cui non si può non tenere conto, e che riguarda da vicino anche i Comuni. «In un'ottica di leale collaborazione tra enti - scrive Foroni rivolgendosi ai sindaci - le rinnovo l'invito a verificare la presenza sul territorio comunale di luoghi di culto, sale di preghiera, scuole di religione e di centri culturali».

L'assessore parte dal presupposto, difficilmente contestabile, che un abuso è un abuso, che lo commetta un privato, un'azienda o un'associazione culturale, e non si vede perché alcuni abusi debbano essere «tollerati». Foroni ricorda quindi le sanzioni previste e avverte i sindaci che in una situazione simile (una «fattispecie penale» «oltre che una illiceità di tipo amministrativo») l'omessa verifica sulla sussistenza o meno dell'abuso edilizio e la omessa applicazione delle sanzioni e delle procedure di ripristino, potrebbe «configurare specifica responsabilità, anche penale, in capo agli amministratori e agli uffici di competenza». Insomma, dovete controllare e applicare le sanzioni, o siete responsabili anche voi. «La sentenza - spiega l'assessore leghista - conferma in pieno l'impostazione della Regione, nonché la sua legislazione. La mancata conformità della destinazione non è solo una problematica di tipo amministrativo: è un abuso edilizio, c'è una fattispecie penale. L'attenzione si sposta sui sindaci: «Trattandosi di fattispecie penali - aggiunge Foroni - hanno il dovere di intervenire, e in caso di mancato intervento potrebbe configurarsi un'omissione o un abuso d'ufficio».

Molti Comuni, inoltre, non hanno ancora risposto al censimento attivato dalla Regione: «Tanti amministratori stanno facendo finta di nulla e non hanno dato indicazioni, e questo è un problema - conclude l'assessore - vedremo se adottare una specifica iniziativa per questo, una diffida o altro».