Sun conquista Milano con i sapori d'Oriente

Ha aperto il Kathay Market per i connazionali. "Poi ho scoperto che piaceva pure agli italiani"

La sua ultima creatura sarebbe piaciuta anche a Marco Polo, il Mercante per antonomasia. E Luigi Sun mercante sicuramente lo è, ma ha seguito la rotta inversa al grande veneziano. Siamo venuti a trovare uno dei cinesi «che contano» a Milano nel nuovissimo Kathay Market, al 54 di via Canonica: più Chinatown di così, è difficile. È orgoglioso e ha ragione: uno store di mille metri quadri, con circa 10mila prodotti in vendita, che porta un brand già noto in città visto che il primo minimarket risale all'89.

«Volevo solo aiutare i miei connazionali a trovare i sapori di casa, poi ho visto quanto piaceva anche agli italiani e ho capito che era la strada giusta» spiega mister Sun, 60 anni ben portati. È arrivato in Italia a soli cinque anni, dallo Zhejiang e ha iniziato la sua brillante avventura nel '75 quando la famiglia apre La Muraglia a Porta Venezia. «Era il quinto ristorante cinese in città ed ebbe subito successo, certo non avrei pensato che nel decennio successivo si sarebbe arrivati a 300 locali cinesi in Milano. E oggi sono felice nel vedere quelli che stanno proponendo una cucina molto più raffinata della massa: la nostra immagine sarà totalmente diversa fra un decina d'anni, ne sono certo».

A Luigi bisogna credere. Dai primi passi a La Muraglia è arrivato a essere un big player nel mondo del wine & food etnico, sempre con idee innovative: suo il primo take away cinese (era il Jasmine, in via Monte Santo), suo il primo kaiten sushi quello dove il servizio è eseguito su un tapis roulant ossia lo Zen in via Maddalena e suo il primo thai di livello chiamato qui le idee che vedo per il mondo. «Mi considero un curioso, che non si accontenta mai e vuole fare». L'anno scorso ne ha fatta un'altra portando due food truck all'Expo i Ryukishin Zen Express che proponevano ai visitatori il piatto giapponese del popolo ancora poco diffuso in Italia: il ramen. Visto il trionfo, ecco l'apertura in via Ariberto, in collaborazione - con il famoso chef giapponese Tatsuji Matsubara - il Ryukishin, un ristorante di cucina tradizionale: niente sushi o sashimi, ma appunto il ramen con altri piatti da trattoria giapponese. E sta pensando di portarlo in franchising in Italia e in Spagna. E il Kathay dove ci troviamo?

«In un mondo che cambia anche il modo di vendere un prodotto alimentare sta cambiando. Ecco perché ci siamo staccati dal vecchio concept per creare un'esperienza diversa per tutti i clienti, italiani e stranieri». Il Kathay è la «vetrina» di un piccolo impero - nato nell'85 quando Sun rileva una piccola azienda di import-export che anno dopo anno è diventata Uniontrade, la più grande società italiana di importazione di prodotti etnici con sede a Peschiera Borromeo, un volume d'affari di circa 52 milioni di euro (a fine 2015) e circa 10.000 prodotti a catalogo.

I successi imprenditoriali e l'innato savoir faire hanno fatto di Sun uno dei personaggi tra i più importanti della comunità cinese di Milano: ha ricoperto per numerosi anni la carica di presidente, dandosi molto da fare (vedi l'organizzazione del primo Capodanno cinese in città), ne è stato il portavoce e ora ha deciso di assumere solo cariche onorarie. Sa tutto su Chinatown e le attività cinesi in generale, è ottimista.

«Non ci sono mai state incomprensioni tra i nostri popoli e ormai sono tantissimi gli italiani di origine cinese, che hanno il vantaggio di non dover imparare la lingua come è capitato a noi, con tanta fatica, negli anni '60 e '70. Per la piena integrazione, credo si debba seguire la strada delle attività sociali, degli eventi culturali e anche spettacolari, divertenti insomma». E su Milano sempre più legata ai capitali del suo paese d'origine ha un'idea chiara. «L'Expo ha avuto un grande effetto sulla Cina, pochi si sono accorti che alla fine il milione di visitatori attesi è stato sfiorato veramente. E anche questo è servito per aumentare l'interesse verso la città, favorendo operazioni come quelle legate alle due squadre di calcio. Ma queste sono le cose più note, che fanno notizia. In realtà sono centinaia e centinaia le realtà che negli ultimi anni sono state create o acquistate dai cinesi».

Mister Sun, ci tolga una curiosità: avrebbe mai pensato che il cognome Hu a Milano sarebbe stato battuto nei numeri solo da Rossi?

«In Cina abbiamo circa 100 cognomi e un milione di nomi, in Italia la situazione è all'opposto. Solo questo ha fatto si che gli Hu siano più dei Brambilla». Lo dice con un sorriso, gentile come se non fosse matematica pura. Sono forti questi cinesi (italiani).