Super poliziotto condannato: «Rivelò notizie all'informatore»

Due anni e mezzo a Carmine Gallo, ora dirigente al commissariato di Rho In passato aveva risolto i casi dell'omicidio Gucci e del sequestro Sgarella

Una vita a Milano, alla Squadra mobile, a stretto contatto con la Procura, sbirro di fiducia dei pm, chiamato a districare alcuni delle più complesse indagini degli ultimi anni. Tutto questo, prima. Prima che le accuse finissero per travolgere lui, il superpoliziotto la cui parabola discendente si conclude ieri in tribunale, con una condanna in primo grado a due anni e mezzo per favoreggiamento e rivelazione di atti coperti da segreto. Due ore di camera di consiglio per decidere che Carmine Gallo - l'uomo che contribuì a risolvere il delitto Gucci e a liberare Alessandra Sgarella, l'ultima milanese finita in mano all'anonima sequestri - ha «soffiato» notizie riservate a uno dei tanti informatori con cui la sua vita e il suo lavoro l'avevano messo in contatto. Notizie che riguardavano indagini in corso. E che in quella terra di frontiera fatta di pentiti e confidenti, ai quali spesso si rivolge chi indaga, rischiano di diventare merce di scambio.

Ha superato il limite, Gallo? Sì, per la Procura che l'ha messo sotto inchiesta ormai diversi anni fa. E anche per i giudici della quarta sezione penale che ieri l'hanno condannato. Il poliziotto avrebbe rivelato informazioni coperte da segreto a Federico Corniglia, veneziano classe 1936, falsario professionista, confidente dello Stato nelle operazioni antiterrorismo, e collaboratore di giustizia, su cui stava indagando la procura di Venezia. E proprio dalla laguna erano arrivate le prime accuse contro Gallo. Nell'ottobre del 2008, fu indagato per narcotraffico e associazione a delinquere dalla procura di Venezia, in un'inchiesta condotta dal Ros. Ma le accuse caddero una dopo l'altra, fino alla sentenza con cui la Cassazione restituiva l'onore al poliziotto, oltre ad alcune migliaia di euro che gli erano stati sequestrati. Per competenza territoriale, poi, quel che restava del fascicolo venne trasferito a Milano. Quegli stessi uffici con cui Gallo aveva lavorato a stretto contatto per anni - la direzione distrettuale antimafia - ne chiesero e ottennero il rinvio a giudizio. E, con i pubblici ministeri Paolo Storari e Francesca Celle, invoncando una pena (3 anni e 6 mesi) anche superiore a quella stabilita ieri dal tribunale, perché - si legge nel capo di imputazione - Gallo «in qualità di sostituto commissario in servizio, all'epoca deifatti, presso la squadra mobile prima sezione Sco della questura di Milano, aiutava Federico Corniglia e Angelo Manfrin a eludere le investigazioni della Dda di Venezia e il ministero pubblico della Confederazione sezione di Lugano che stavano svolgendo indagini».

Il difensore di Gallo, l'avvocato Antonella Augimeri, ha chiamato a testimoniare in favore del superpoliziotto molti degli uomini che negli anni hanno lavorato con lui, da Alberto Nobili - procuratore aggiunto - agli ex questori Massimo Mazza e Francesco Messina, fino all'ex capo della Mobile milanese Vittorio Rizzi. Non è bastato. E alla lettura del dispositivo della sentenza, l'avvocato si è detta «nauseata».