Sussidi ai bisognosi? Il rimborso si complica

Sono anziani che non arrivano a 490 euro al mese. A loro da anni il Comune versa un'integrazione per aiutarli ad arrivare a questi 500 euro (già) scarsi per sopravvivere. Ma a maggio Palazzo Marino aveva inserito le sue enormi forbici anche qui, tagliando del 50 per cento il contributo integrativo. Detto fatto. Il taglio è partito subito. Così a giugno e luglio i 3200 anziani si sono visti di fatto tagliare di un mese quel piccolo-grande aiuto del Comune che nel frattempo ha capito che le forbici in questo caso non andavano usate. Veloce (ma non troppo) marcia indietro e la decisione di restituire il mal tolto. Con un «ma». Invece di farlo automaticamente, ora Palazzo Marino aspetta che siano gli anziani a farne richiesta, scritta, da inviare al Comune. Non solo. Per rendere ancora più difficile la cosa i 3200 ultrasessantenni dovranno farla entro il 7 agosto, e in calce dovranno anche sottoscrivere di accettare la richiesta di revisione della loro posizione. Una strada tortuosa che metterà in difficoltà la maggior parte degli anziani, secondo il consigliere Pdl Fabrizio De Pasquale. «Una furbata» la definisce «che farà risparmiare al Comune tra i 600mila e il milione di euro».
«Già è stata una cattiveria tagliare il sussidio - sbotta De Pasquale - Adesso si vuole approfittare del fatto che gli anziani non sono a conoscenza di quello che devono fare». Il Comune non ha informato adeguatamente secondo lui, così saranno pochi quelli che presenteranno richiesta. E saranno ancora meno se si tolgono anche quelli intimoriti dal fatto di dover firmare la revisione della loro posizione. I tempi oltretutto sono strettissimi. Una manciata di giorni per arrivare al 7 agosto, riduce ancora le possibilità di tornare in possesso di quel «minimo vitale» che anche la giunta aveva ritenuto essenziale per arrivare a fine mese nella premessa al taglio di maggio: «un contributo economico di comprovato bisogno ed essenziale per il sostentamento», aveva detto mentre tagliava. «Comprovato» ma ora di nuovo da «comprovare». «Il Comune avrebbe dovuto restituire quel 50 per cento in automatico», conclude De Pasquale.