Tabacci alle primarie: gli «amici» lo scartano anche per il Pirellone

Le primarie, il posto e la poltrona. Nel pieno dell'irrefrenabile attivismo che anima la sua seconda giovinezza politica, Bruno Tabacci si è candidato (anche) alle primarie del centrosinistra. In palio c'è la candidatura a premier. Da presidente del piccolo partito rutellino dell'Api, l'assessore al Bilancio di Palazzo Marino se la giocherà (fra gli altri) con il segretario del Pd, Pierluigi Bersani e con il collega assessore alla Cultura Stefano Boeri.
La mossa ha colto molti di sorpresa, ma non il sindaco, a cui era stata preannunciata: «Ognuno - ha allargato le braccia Giuliano Pisapia - è libero di fare quel che crede». Si sono sentiti incoraggiamenti più calorosi, ma c'è da capirlo. L'inquilino di Palazzo Marino - che pure cova la sua fetta di ambizioni politiche nazionali - si trova mezza giunta proiettata su una partita romana, e patisce gli effetti di una prevedibile destabilizzazione. Sardonica, per esempio, la reazione di Basilio Rizzo, il presidente del Consiglio che rappresenta l'ala sinistra della coalizione milanese. «È importante che Tabacci si sia iscritto al centrosinistra - ha detto ieri - le primarie sono sempre un fatto importante», ma «a Verona ad esempio a chi lo chiederà il voto Tabacci?», ha chiesto facendo riferimento al discusso appoggio che alle Comunali l'Api ha riservato al candidato sindaco leghista Flavio Tosi. Sinistra e Libertà invece contesta la piattaforma politico-mediatica dell'assessore, il «Modello Milano». Sel rivendica che questo «modello» «ha espresso Pisapia, che non è propriamente Tabacci». L'Idv è ancor più fredda, e con il commissario milanese Stefano Zamponi boccia la candidatura e consiglia all'assessore di dedicarsi alla città. «Prima ancora che si sappia quale sarà la legge elettorale e quale la coalizione - dice il consigliere regionale - Tabacci lancia la sua candidatura perle primarie. Così facendo, anziché offrire una vera alternativa all'interno del Pd, aumenta solo la confusione sulla coalizione e sul collocamento dell'Api all'interno di una politica bipolare». «Sarebbe più opportuno - ha aggiunto - che Tabacci si dedicasse a tempo pieno alla laboriosa attività di assessore, dimettendosi dall'ormai superflua carica parlamentare». La candidatura, comunque, è il colpo di grazia per il Terzo polo, che perde un altro (piccolo) pezzo. Non regge più, infatti, la scusa della adesione «a titolo personale» alla giunta Pisapia del presidente Api. Gli Udc non la prendono bene: «Non ho capito questa mossa - commenta l'ex segretario regionale Savino Pezzotta - noi andiamo avanti, abbiamo il nostro progetto politico e lavoriamo a una nuova aggregazione». «Tabacci si iscrive al Pd - commenta gelido il presidente dell'Udc milanese Pierluigi Mantini - noi andiamo avanti senza l'Api con il nostro cantiere».
L'impressione di molti è che le primarie possano essere un passo verso la più realistica candidatura alle Regionali, vecchio pallino di Tabacci, già al vertice del Pirellone nella Prima repubblica. Ma su questo l'Udc, che avrebbe in mano sondaggi non lusinghieri sull'«amico Bruno», è ancora più scettica: «Non credo che possa candidarsi alla premiership e alla Regione mentre fa l'assessore e il parlamentare» lo gela Mantini, mentre Pezzotta liquida l'ipotesi con un «non mi piacciono i ritorni».