Tabacci correrà alle primarie Mezza giunta pensa a Roma SOLDI E POLTRONE

Diavolo d'un democristiano. Dopo aver attraversato indenne alcune ere geologiche della politica, ora Bruno Tabacci è pronto per una nuova avventura. «Sì, se ci saranno le primarie del centro-sinistra, sono pronto a candidarmi», ha raccontato ieri in un'intervista alla Stampa lo scudo-crociato di lungo corso sempre pronto alla guerra santa e mai pago della poltrona su cui siede. Più una minaccia che un annuncio per uno che era presidente della Regione già nel lontanissimo 1987. Un quarto di secolo fa e sponsorizzato dall'allora potentissimo Ciriaco De Mita in un'Italia in cui il debito pubblico lievitava tra clientele e diciamo «altro».
«Oramai è chiaro - ha strologato ieri Tabacci - che Berlusconi vuole giocare da protagonista alle prossime elezioni e dunque per impedire di far precipitare l'Italia nella spirale populista, occorrerà saldare attorno al perno del Pd tutte le forze interessate alla salvezza del Paese». Il modello? «Il Sinistra-centro sperimentato a Milano». Quello dell'avvocato rosso Giuliano Pisapia delle troppe tasse, dei matrimoni gay con registro delle coppie di fatto. Il perno? «Nel Pd e nella leadership di Pierluigi Bersani» ha spiegato Tabacci, oscillando tra un acido antiberlusconismo di maniera e il deferente ossequio al capo. Ché non si sa mai. Giudicheranno gli elettori e Beppe Grillo già ringrazia perché i voti in uscita dalla sinistra che si mette nella mani di un democristo aumenteranno.
A preoccuparsi, piuttosto, ora devono essere i milanesi visto che mentre sogna Roma, Tabacci dovrebbe fare l'assessore al Bilancio. E magari pensare a come diminuire le troppe tasse ai cittadini, anziché aumentarle. Anche perché l'assessore che in molti definiscono il vero sindaco ombra a Palazzo Marino, non è il primo componente della giunta Pisapia a esternare smanie di primarie. Lo aveva già fatto qualche giorno fa l'assessore alla Cultura Stefano Boeri, annunciando la sua prossima corsa. E anche per il sindaco Pisapia sono in molti a vedere un futuro molto prossimo nei Palazzi romani. Da dire che sindaco e giunta hanno appena compiuto un anno e alla fine del mandato almeno in teoria ne mancherebbero altri quattro. E allora la vera domanda è, «ma in giunta è rimasto qualcuno a occuparsi di Milano?». Perché il momento non è certo facile e la città ha tanto bisogno di amministratori a tempo pieno. «La libertà è uno dei beni che ancora esistono in Italia - la prima reazione di Pisapia - E ognuno è libero di fare le scelte che crede». Una sorpresa? «No, Tabacci lo aveva già preannunciato». E proprio ieri l'Api, il suo partito fantasma, gli ha dato il via libera. Con buona pace di Milano, (mal)trattata da Pisapia e soci come un taxi per andare altrove.