TANGENTIUgliola accusa Boni: «I soldi erano per lui»

Conferma le accuse, ma in modo piuttosto vago, e senza offrire appigli concreti per trovar riscontri: ieri Michele Ugliola, architetto e faccendiere, ha dovuto ripetere le sue dichiarazioni davanti a Davide Boni, ex presidente del consiglio regionale, indagato per corruzione proprio in base ai suoi verbali. L'interrogatorio di Ugliola alla presenza di tutti i difensori, e con la possibilità per i legali di controesaminarlo, era stato chiesto dalla Procura della Repubblica, che evidentemente è la prima a non fidarsi troppo della tenuta del suo «pentito». Ma la giornata di ieri non ha dissipato i dubbi. Ugliola è tornato a sostenere di avere consegnato somme di denaro a Dario Ghezzi, braccio destro di Boni quando questi era assessore al territorio. «Era stato Boni - dice Ugliola - a dirmi di utilizzare Ghezzi come canale per i soldi». Per verificare l'attendibilità delle dichiarazioni di Ugliola le difese hanno chiesto di poter esaminare l'agenda del «pentito», sequestrata nel corso delle indagini. Ma il pm Paolo Filippini ha rifiutato di depositare il documento a disposizione delle difese. A Ugliola i difensori degli indagati hanno chiesto anche di spiegare i motivi del suo improvviso «pentimento» nel luglio dello scorso anno: in particolare di spiegare come mai, dopo essere stato interrogato dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo senza dire nulla, e all'indomani di un nuovo interrogatorio con il pm Laura Pedio altrettanto laconico, la sera del 12 luglio decise improvvisamente di trasformarsi in «gola profonda». Ma Ugliola non ha svelato l'arcano. E si è rifiutato di rispondere anche alle domande sui suoi precedenti penali.