Il Tar dà torto ai nomadi: "Legale lo sgombero del campo al Vigentino"

I rom avevano fatto ricorso contro il Comune per la rimozione delle loro roulotte nel 2014

Va bene l'«identità zigana», fino a quando non entra in contrasto con la legge. Con questa motivazione il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso che dodici nomadi, tutti appartenenti alla medesima famiglia, avevano presentato contro lo sgombero forzato del loro accampamento in via Selvanesco, tra il Vigentino e Gratosoglio. Dopo avere comprato l'area, la famiglia Gogu l'aveva trasformata in un accampamento a base di camper dove adulti e bambini vivevano in condizioni igieniche degradate. Quando il Comune aveva ordinato ai rom di sgomberare l'area, la matriarca Nicoleta Gogu e un'altra decina di esponenti del clan avevano presentato ricorso al Tribunale amministrativo. E anche quando il Comune, visto che le roulotte restavano tranquillamente al loro posto, ha provveduto direttamente a liberare i terreni, la famiglia Gogu aveva insistito nel ricorso, anche per evitare che il Comune mandasse loro il conto dell'operazione di pulizia.

Ma ora i giudici del Tar danno torto ai nomadi su tutta la linea. Il tribunale ricorda come già il 27 settembre 2013 l'Asl avesse compiuto un sopralluogo in via Selvanesco rilevando la «totale assenza dei requisiti minimi di vivibilità per le persone insediate nell'area, tra cui diversi minori» e la «contestuale presenza di rifiuti eterogenei ed organici con probabile infestazione di ratti». Dopo il rapporto dell'Asl, il Comune aveva ordinato lo sgombero sottolineando come «la destinazione urbanistica a verde agricolo escluda la possibilità di attuare interventi di regolarizzazione degli insediamenti abitativi presenti», dando cinque giorni di tempo agli abusivi per provvedere.

I rom avevano impugnato il provvedimento chiedendo come uno sgombero avrebbe migliorato le condizioni di vita degli abitanti, visto che la rimozione delle roulotte avrebbe avuto l'effetto di «lasciarle prive di una sistemazione e in condizioni precarie a vagare per le vie di Milano». E il Comune veniva accusato di avere ignorato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, «violando il diritto all'abitazione, stanziale o nomade che sia». «In assenza di reali ragioni di igiene», la rimozione delle roulotte si sarebbe ripercossa «non solo sulla violazione al rispetto del domicilio, ma intaccherebbe anche il diritto a conservare l'identità zigana e a condurre una vita private e familiare ad essa conforme».

Alla fine di gennaio 2014, il Comune era intervenuto direttamente. Intervento legittimo, dice ora il Tar. «Non si può trasformare in abitazione o addirittura in un insediamento - uno spazio inedificato, in contrasto pressoché con qualsiasi disposizione, da quelle in materia ambientale, a quelle urbanistico edilizie, a quelle igienico sanitarie, pretendendo poi di permanere nella situazione d'illegalità, in forza di un irretrattabile diritto all'abitazione, ovvero di un indefinito diritto a conservare l'identità zigana, il cui mantenimento non è in questione, finché non contrasti con le norme». Quanto al diritto alla casa, il Tar ricorda che venne offerto un alloggio a tutti: e la proposta venne accettata soltanto da sette persone.

Commenti

maurizio50

Gio, 20/07/2017 - 09:12

Poco poco salterà fuori che gli avvocati di cui si sono avvalsi gli zingari verranno pagati o dalla Caritas o da organizzazioni similari o , addirittura, dal Comune di Milano!!!!

Giorgio Rubiu

Gio, 20/07/2017 - 10:35

Via! Distruggere i campi non appena cominciano a sorgere. Se sono nomadi perché vogliono costruire campi per diventare stanziali? Che facciano come fanno i veri nomadi. Si muovano, perbacco!

VittorioMar

Gio, 20/07/2017 - 11:26

...NO !..NON E' VERO !!..E' SICURAMENTE UNA SCENEGGIATA STRAZIACORE....!!!

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Gio, 20/07/2017 - 11:42

Prova te a mettere quattro assi incrociate a mo' di casetta nel giardino e dopo poco ti arriva la giunzione di demolizione mentre altri a prescindere oltretutto creando degrado del territorio, sia privato che pubblico, possono imperterritamente "coltivare" i loro usi e costumi con la scusante ... tanto abbiamo sempre fatto così e che ce ne frega se paga il pantalone contribuente italico da sette generazioni.

Malacappa

Gio, 20/07/2017 - 12:46

Gli zingari che fanno ricorso questa e' bella,questi bisogna sgomberarli dall'Italia.