Tarocchi del Mantegna In mostra il mistero che contagiò l'Europa

Le figure circolavano a Venezia già nel 1460 Esemplari anche a Pavia, Parigi e Strasburgo

Chi è l'autore dei cosiddetti Tarocchi del Mantegna? C'è un mistero dietro le 28 incisioni di altissima qualità grafica, alcune decorate con foglia d'oro, che l'Ambrosiana mette in mostra fino al primo luglio. Esposizione eccezionale perché di solito il fondo dei tarocchi (che poi tarocchi non sono), probabilmente arrivato con il nucleo originario di opere donate da Federico Borromeo, non è visibile al pubblico per ragioni conservative.

L'ipotesi suggestiva di Laura Gnaccolini, curatrice della mostra e del catalogo «L'Uomo divino» (Electa), già studiosa del mazzo di tarocchi «Sola Busca» di Brera, è che l'ispiratore dell'opera sia stato l'umanista marchigiano Ludovico Lazzarelli, arrivato a maturità artistica in ambiente veneto intorno al 1468, data in cui è certa la sua presenza a Venezia. Il libro che raccoglie la suggestiva serie a stampa di incisioni sarebbe poi stato realizzato da Lazzaro Bastiani, come sintesi di sapere antico medioevale e rinascimentale.

Sorprendente anche nei tempi, perché la Bibbia di Gutenberg, primo libro stampato a caratteri mobili in Europa, è di appena vent'anni precedente alla data in cui i cosiddetti «Tarocchi del Mantegna» erano in vendita a Venezia. «L'opera anticipa il Settecento e l'Iconografia pariniana» suggerisce Marco Ballarini, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, che racconta sorridendo una leggenda popolare «non so quanto plausibile» sulla nascita delle carte da gioco la sera del giovedì Santo: «Spade e bastoni dei servi dei sacerdoti che catturano Gesù sarebbero entrati nei mazzi di carte».

Su questi Tarocchi sui generis sfilano le Muse, le personificazioni delle arti liberali del Trivio e del Quadrivio, tipi umani come il misero (che sarebbe ispirato a un san Giuseppe di Antonio Vivarini), il mercante, il gentiluomo, il cavaliere, in un'ascesa che giunge all'imperatore e al Papa. Nella seconda sala della mostra scorrono le immagini della collezione della Pinacoteca Civica Malaspina di Pavia, dove è conservata una collezione completa dei Tarocchi del Mantegna. «La caratteristica delle immagini dell'Ambrosiana è l'altissima qualità, oltre che la doratura originaria» spiega Alberto Rocca, direttore della Pinacoteca. Una passione per iniziati condivisa, come provano la collezione di Parigi e il Codice di Strasburgo.

Lazzarelli è autore di un componimento poetico e il manoscritto dell'opera, Crater Hermetis, è esposto all'Ambrosiana a fianco dei tarocchi che, secondo la tesi della Gnaccolini, lui stesso avrebbe ispirato. Meno noto di Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola, ma assai dotto, fu per certi versi precursore degli studi sulla Cabala di Pico. Attratto dagli ambienti dell'alchimia, allora di moda, come le carte.