«Tassa di soggiorno per 20mila milanesi che affittano stanze»

Finora (Expo compreso) sono andati avanti con un po' di buon senso e parecchio fa-da-te. Ma la musica sta per cambiare per i quasi 20mila milanesi che affittano l'appartamento ai turisti. Sull'argomento l'assessore lombardo al Turismo Mauro Parolini è determinato. Ed entrerà nel merito del suo piano anti concorrenza sleale durante gli Stati generali di oggi davanti a una platea di 600 operatori del settore. Assessore Parolini, è ora di stabilire regole certe anche per chi affitta casa ai turisti. Come?«Finora chi affitta per meno di trenta giorni e in modo occasionale non è obbligato a registrarsi e lo può fare. Ma è necessario introdurre regole, semplici ma uguali per tutti». Da cosa si comincia?«Bisognerà informare il Comune e dichiarare dove ha sede l'appartamento. Bisognerà avvisare la questura e, a fine anno, comunicare i flussi turistici. E poi bisognerà pagare le imposte e l'assicurazione».E la tassa di soggiorno?«Ecco, anche quella andrà pagata. Ma sul tema sto lavorando con il ministero per renderla più equa per tutti».Intende abbassarla?«Vorrei renderla proporzionale al costo della stanza, sia nelle case vacanze sia negli hotel, e non al numero di stelle della struttura e alla categoria». Nonostante a Milano la tassa arrivi fino a 4 euro a persona, Expo ha portato lavoro per tutti, giusto?«Si, compresi i campeggi. Gli hotel sono andati bene, soprattutto in alcune settimane clou. Ed hanno lavorato parecchio anche quelli che hanno affittato ai turisti».Dopo Expo, la nuova sfida sarà il Giubileo.«Ecco, appunto per questo non dobbiamo dormire dopo i sei mesi di Esposizione. Dobbiamo piuttosto sfruttare lo slancio post Expo e strutturare un'offerta specifica». Con che soldi?«A luglio abbiamo approvato una delibera che stanzia 13 milioni di euro per potenziare il turismo religioso, per sviluppare una rete di ciclo turismo e per incoraggiare la formula food and wine. Inoltre vogliamo rilanciare le città d'arte». Un piano d'azione agguerrito.«Vogliamo far riscoprire alla Lombardia la sua vocazione turistica. E invece, nella classifica delle regioni turistiche, è solo al quarto posto, nonostante Expo». Intende dire che le risorse turistiche della Lombardia e le sue attività vengono mal pubblicizzate?«In alcuni casi sì, soprattutto quando si tratta di realtà piccole. Ma per superare questi problemi abbiamo intenzione di presentare un nuovo brand».Una specie di marchio di garanzia «made in Lombardy»?«Qualcosa del genere. Sarà un elemento di riconoscibilità, un cappello da mettere sulle realtà locali. In tre anni investiremo 60 milioni di euro per aiutare l'offerta a strutturarsi». In sostanza, creerete una maxi «agenzia» turistica?«Alla base del brand c'è l'idea di un turismo federale. Un progetto capace di integrare le singole realtà ma senza che queste perdano la propria autonomia, che è l'elemento che le caratterizza. La Regione aiuterà i piccoli gestori nella promozione, nel marketing e nella fornitura dei servizi».