Terrazze del Duomo: letture e brani verdiani dopo le luci e i colori

In programma oggi e domani alle 21.30 una serata letteraria che giovedì fa il bis nel padiglione della Fabbrica a Expo

Fiocchi di neve e gocce di pioggia come lucciole. Una suggestione d'inverno l'ouverture del video mapping giovedì scorso sul Duomo, mentre un pensiero d'inverno, come una coccola di piuma, entrava nella mente ricordando i dubbi alla finestra durante la brutta stagione: «Se piove a dirotto quella piccola, affilata guglia del Duomo reggerà, oppure si scioglierà come un castello di sabbia?». Un'apprensione materna per la gemma che s'apre nel cuore di Milano, tanto che la Veneranda Fabbrica ha titolato El noster Domm l'evento che si terrà oggi e domani alle 21.30 sulle terrazze della cattedrale, per ripetersi giovedì alle 19.30 nel padiglione della Fabbrica a Expo.

Inossidabile nel marmo che la fonda, la cattedrale dà un senso di riverente levità, tanto da sembrare intagliata nella cipria dei pinnacoli sottili, tessuti come una ragnatela che potrebbe essere spazzata dal vento. Questa sua duplice consistenza ha ispirato scrittori e artisti. «In cima al Duomo potrei benissimo rimanere ospite del cielo» scriveva Hermann Melville, ricordando che la bellezza di un monumento è quanto più la sua forza propulsiva ti spinge alla sensazione del volo, quella bontà di sentirsi senza peso definita unica proprio da Leonardo da Vinci. Saranno brani di Mark Twain, Dante, Ermes Ronchi, Emilio De Marchi a intrattenere i presenti dialogando con arie scelte dal poderoso repertorio di Verdi.

Tra le guglie che a volte intarsiano persino la luna coi loro vezzi floreali e le statue sospese ad altezze così rarefatte da sembrare in atmosfere prive d'ossigeno, il Duomo ritornerà a essere un bastimento di suoni, visto che da lontano un suono lo ricorda sempre, quello della dolce falda acquatica su cui di fatto è posato. «Visitare il Duomo e salire in cima. Si pagano cinque soldi giù nella chiesa e poi ci si arrampica» scriveva Stendhal, ricordandoci che l'entrata a pagamento non è un'invenzione per Expo, ma una tradizione che la concreta Milano ha sempre applicato, un aspetto educativo della cattedrale che raccoglie, proprio come una madre, tutte le consuetudini che hanno fatto del Domm de Milan el gran Milan. La città naviga indefessa come la sua chiesa-nave e proprio Twain, dopo essersi asciugato il sudore per aver risalito 132 scalini, si riposò sotto «l'orgogliosa guglia principale, simile all'albero maestro di un grande bastimento».