Terremoto al festival MiTo lasciano Micheli e Restagno

Dimissioni a sorpresa dei vertici «Consegno bilanci in equilibrio»

Nessuna intenzione di far polemica, ma sono un vero terremoto le dimissioni da MiTo del presidente Francesco Micheli. Anche perché insieme a lui lascia l'intero vertice del festival, il direttore artistico Enzo Restagno e il segretario generale Francesca Colombo. Abbastanza per immaginare un futuro non certo roseo per la creatura a cui il finanziere-musicista ha dato vita nove anni fa quando furono il sindaco Letizia Moratti e l'allora assessore Vittorio Sgarbi ad accogliere con entusiasmo la sua idea di innestare nuova linfa milanese nella trentennale rassegna di Settembre musica. E furono invece molte le resistenze nel tessuto culturale poco felice del nuovo arrivo.

Ma è lo stesso Micheli ad allontanare scenari da tragedia. «Lascio in allegrezza - assicura al cospetto della meravigliosa quadreria di casa - e con l'auspicio che tutto vada avanti perché MiTo resta una macchina perfettamente congegnata». Non sarà facile, anche se i numeri parlano di un altro successo ed è lui stesso a ricordare che «abbiamo consegnato i bilanci in equilibrio e una reputazione internazionale». Tralasciando che l'investimento dei Comuni di Milano e Torino è sceso dai 3 milioni di euro iniziali a 1,5. Ma altrettanti sono sempre stati trovati tra gli sponsor grazie alle spalle larghe di relazioni e credibilità dello stesso Micheli. Ecco perché ora a dover preoccupare i sindaci Giuliano Pisapia e Piero Fassino presidenti delle due sedi del festival, più che la caccia a un direttore artistico è quella ad altrettante capacità manageriali. E, infatti, entrambi (e Pisapia addirittura dal Giappone) gli chiedono (inutilmente) di ripensarci. La risposta è nell'aforisma dello scrittore Theodor Seuss Geisele incastonato nella lettera di dimissioni. «Non piangere perché questa cosa è finita, sorridi perché è accaduta». Pacato anche Restagno. «Nessun risentimento. Compio 74 anni e da 30 sono direttore artistico, ora vorrei finalmente potermi dedicare solo allo studio e alla scrittura di libri». Pronto un biglietto per Parigi dove «per tre mesi non vedo l'ora di studiare i libri della Bibliothèque nationale per il mio nuovo lavoro su Debussy».

«Un festival musicale così prestigioso, rappresenta un elemento di orgoglio per le nostre città e confermiamo di voler proseguire nel sostegno ad una esperienza che ha raccolto unanimi apprezzamenti dal pubblico e dagli addetti ai lavori di tutto il mondo», il comunicato degli assessori alla Cultura di Torino Maurizio Braccialarghe e Milano Filippo Del Corno. Magari pensando, lui musicista e compositore, a quel posto vacante di direttore artistico.