Terrorismo, bomba nel nuovo commissariato

Accanto al tubo esplosivo volantini contro lo «Stato imperialista». De Corato: «Un atto inqualificabile»

Un attacco contro un presidio della «repressione antiproletaria» e nel contempo una risposta ai recenti arresti dei compagni del «movimento». Con questi farneticanti proclami il Fronte Rivoluzionario per il comunismo è tornato a colpire. Più a parole che nei fatti, perché l’ordigno nel commissariato di Lorenteggio non è esploso.
L’allarme è scattato ieri a metà mattinata nella sede di Radio Popolare di via Ollearo 5, al momento della consegna della posta. Tra le lettere anche una in cui l’indirizzo era stato scritto con il normografo. Un particolare che ha fatto subito capire ai redattori che c’era qualcosa di particolare. Infatti, aperta la busta ecco l’annuncio di un attentato eseguito nella notte di lunedì 5 marzo ai danni dell’edificio, attualmente vuoto, che ospiterà il commissariato di Lorenteggio, ultimato ma non ancora inaugurato. Ovviamente è stata chiamata la polizia e un equipaggio della Digos si è recato in via del Gelsomini per verificare l’attendibilità della rivendicazione. Trovando un tubo metallico dal diametro di 4 centimetri e lungo 30 centimetri, chiuso alle estremità da due bulloni. Da una delle estremità spuntava una miccia bruciata, forse si è spenta da sola, dentro della polvere granulare, esplosivo a prima vista. Bomba o non bomba gli artificieri l’hanno messa in sicurezza e portata alla scientifica per capire se davvero poteva esplodere.
Per terra alcuni volantini uguali a quello inviato a Radio Popolare che esordisce con: «Niente resterà impunito» tutto maiuscolo e scritto a macchina. Quindi la rivendicazione: «Nella notte di lunedì 5 marzo 2007 il Fronte rivoluzionario ha attaccato con un ordigno esplosivo la nuova caserma di polizia sita in largo Gelsomini, nel quartiere Lorenteggio. Si tratta di un nuovo presidio non ancora operativo, anche se ultimato e pronto ad espletare le proprie funzioni repressive antiproletarie. L’attacco sferrato si inserisce nella più generale mobilitazione rivoluzionaria come rappresaglia contro i recenti arresti ai danni di compagni appartenenti al movimento d’avanguardia proletaria. Non si illudano mandanti e cani da guardia dell’imperialismo di poter sconfiggere con operazioni squallide e fasulle l’avanzata del fronte rivoluzionario che mai arretrerà dal dovere di combattere per la libertà dal capitalismo. L’attacco alla caserma di polizia deve considerarsi un avvertimento a tutti i lacchè di questo stato terrorista e guerrafondaio in unione con la resistenza internazionale dei popoli contro l’imperialismo». Poi ancora tutto maiuscolo: «Nessun nemico di classe deve più considerarsi al sicuro», «Combattere per l’unità del fronte rivoluzionario antimperialista», «Solidarietà con i compagni ostaggi nelle carceri imperialiste».
«Un atto inqualificabile che dimostra quanto sia lunga la schiera di gruppi eversivi», afferma il vicesindaco Riccardo De Corato, che poi ricorda come il commissariato, ultimato lo scorso aprile, sia costato 5 milioni di euro e che proprio in questi giorni il ministero dell’Interno abbia annunciato l’invio di 30 uomini per renderlo operativo.
«Questo ordigno insieme alle minacce all’assessore al lavoro della Campania e al direttore generale della Rai, sono episodi gravi che indicano il riemergere di un clima di odio e di violenza politica». Commenta il presidente della Provincia, Filippo Penati. A cui fa eco l’assessore lombardo alla Sicurezza, Massimo Ponzoni: «Non si possono più accettare atti di intimidazione di matrice terroristica. C’è qualcuno che mina ad attentare ancora una volta la vita democratica del nostro Paese». Infine, in attesa delle analisi sulla polvere impiegata il questore Vincenzo Indolfi non ha dubbi nel definire l’episodio: «Un atto di una certa rilevanza che rientra nella strategia del gruppo».