Tiziano Ferro vola tre metri sopra i fan

Lo show del cantante è un vero e proprio kolossal Laser, effetti speciali e grandi sorprese per il pubblico

Sei anni fa gli era stato chiesto se fosse pronto per San Siro? «Sono per la politica dei piccoli passi - replicò lui -. No, con tutto il rispetto per la Scala del calcio, a San Siro non ci penso proprio. Semmai vorrei trovare qualche spazio inedito. E, in fondo, questo riflette il mio modo di essere: scegliere vie alternative, non seguire le orme degli altri e fare la propria strada».

Tiziano Ferro (Latina, classe 1980) è stato di parola. Perché, è vero, alla fine, anche lui non ha resistito all'insostenibile fascino di esibirsi nello stadio milanese - e per di più per ben due sere consecutive: sabato 4 e domenica 5 luglio (due date che vanno verso il tutto esaurito) -, ma, è altrettanto vero, che per il suo debutto nella casa calcistica di Inter e Milan ha allestito un vero e proprio show kolossal. Uno spettacolo d'impatto unico nel suo genere e davvero molto tecnologico. A testimonianza di uno sforzo creativo (e ovviamente economico...) importante e raro. Non ci credete? Sul palco ci saranno 19 megaschermi che trasmetteranno coreografie digitali a risoluzione altissima, che quasi ti sembra di esserci dentro. Non basta: grazie al «laser mapping», uno dei pochissimi assi pigliatutto del pop italiano (versione export) sarà in grado di disegnare effetti speciali con il semplice movimento del corpo. Di più Tiziano Ferro, che ha messo assieme una scaletta da più di due ore e mezzo di concerto, s'è messo in testa anche di… volare. Nel vero senso della parola. Basti pensare che nel brano d'apertura, che coincide con il suo primo successo «Xdono», il cantante laziale si materializzerà (con tanto di smoking) al centro del palco, volerà in alto fino a 20 metri e poi ritornerà subito giù per la prima strofa. Non contento, nei bis di «Non me lo so spiegare», ecco che una passerella si allungherà per 15 metri e Tiziano si concederà una passeggiata «tre metri sopra i fans».

Precisato dei cambi d'abito a ripetizioni e di una band da cinque stelle, con musicisti made in Usa che in precedenza hanno suonato con (e per) Usher, Pink e Zucchero, il fulcro dello spettacolo resta la sua musica.

A proposito, come si sente il diretto interessato ad essere definito un cantautore? «Beh, se ci atteniamo alla definizione, e cioè consideriamo cantautore colui che canta ciò che scrive, mi sento a mio agio - ha risposto Ferro, fresco reduce dalla brillante conduzione della mitica “Hit Parade” dalle frequenze di Rai Radio2 -. Attenzione, però: se si identifica il cantautore con una sorta di eminenza solitaria e anche un po' astratta, introversa e misantropa, se insomma ci si rifà al cliché tipico di molti maestri della canzone d'autore italiana del passato, allora io non c'entro proprio nulla. Io vivo nel mio tempo, amo le nuove tecnologie e Internet, conosco le lingue, viaggio, faccio pop con spirito melodico, canto l'amore e parlo di altri problemi. Forse sarebbe il caso di aggiornare la definizione, no?».