Tornano i «ceppi» e fanno paura

Adesso nessuno se ne scandalizza, perché di detenuti eccellenti in giro per il tribunale non se ne vedono più: e se proprio qualche vip agli arresti deve venire a Palazzo di giustizia, lo fa con i polsi liberi e al riparo dagli occhi della stampa. Così, zitti zitti, sono tornati gli schiavettoni: quella sorta di ceppi medievali con cui fino all'epoca di Mani Pulite si incatenavano i detenuti quando dovevano lasciare il carcere, e così inchiavardati sfilavano davanti agli occhi di tutti nei corridoi e negli androni del palazzaccio.
Uno spettacolo barbaro, che divenne un caso nazionale il giorno di marzo del 1993 in cui ad apparire con gli schiavettoni ai polsi fu uno dei politici della prima Repubblica. Si chiamava Enzo Carra ed era il portavoce del segretario democristiano Arnaldo Forlani. Di Pietro lo arrestò per falsa testimonianza e lo processò per direttissima. L'arrivo di Carra con i ceppi fu immortalato, e quell'immagine scosse l'Italia. Lo scandalo fu tale che gli schiavettoni vennero immediatamente proibiti, e per portare in giro i carcerati si passò alle normali manette: che quasi non si notano, e sono infinitamente più leggere e meno afflittive di quell'accrocchio di ferri, catene e lucchetti che andava per l'appunto sotto il nome di schiavettone.
Ma, come molti cambiamenti seguiti a Mani Pulite, anche questo si è rivelato effimero. E da qualche tempo il cupo spettacolo dei detenuti portati in aula in ceppi è tornato a presentarsi un po' in tutto il palazzo di giustizia. I nuovi ceppi sono una versione riveduta e aggiornata dei vecchi schiavettoni: un unico blocco di acciaio che inghiotte i polsi del detenuto, e che un filo un filo d'acciaio ricoperto di gomma - una sorta di guinzaglio per umani - permette di dirigere. Ingombrante, pesante, avvilente. I detenuti protestano, senza sortire alcun effetto. Anche gli agenti di polizia penitenziaria addetti alla scorta non sono affatto contenti. Ma tutti gli altri frequentatori del palazzo di giustizia - avvocati, giudici, pubblici ministeri - sembrano non accorgersi di questo ritorno al passato, o non trovarvi nulla di disdicevole.
Racconta un agente: «Questi attrezzi ce li ha mandati il ministero: prima come esperimento, poi definitivamente, nonostante i loro difetti». Quali? «Sono pesantissimi. Questo non è un problema solo per i detenuti, ma anche per noi. Se qualcuno decidesse di ribellarsi e di darceli in testa, la testa ce la spacca. Inoltre non si possono regolare, a differenza delle manette. Così se un detenuto ha i polsi e le mani particolarmente sottili riesce a sfilarli come un braccialetto».
Ma, inefficienza e pericolosità a parte, a saltare gli occhi è l'aspetto fisico, da galera, dei nuovi ceppi. Ieri, al quarto piano, nel corridoio della Procura, un detenuto indiano o bengalese è rimasto mezz'ora, davanti alla porta di un pm, con lo schiavettone ai polsi in attesa dell'interrogatorio. Non aveva neppure l'aria di trovare avvilente la situazione. E nessuno l'ha degnato di uno sguardo: né a lui, né ai ceppi. Non era mica un detenuto eccellente.