«Trappola mortale»: giallo e suspense in scena al Manzoni

Una trappola che scatta sul palco, ma di cui sono vittime anche gli spettatori: «Trappola mortale» di Ira Levin è stato, sin dal suo esordio nel 1978 a Boradway, un caso speciale. Portato sul grande schermo nel 1982 da Sydney Lumet con due protagonisti come Michael Caine e Christopher Reeve la magica formula si ripeté, e questo per il semplice fatto che il mix di giallo e conseguenti colpi di scena, di humor nero britannico e di pura, vivida comicità non ha difetti. Inchioda il pubblico da sempre, come lo sta inchiodando in questa stagione anche nella versione teatrale diretta da Ennio Coltorti, al Manzoni fino al 25 maggio. Scritta dallo stesso autore del thriller Rosemary's Baby, questa piéce intessuta sui temi dell'avidità e della sete di successo vede come protagonisti Corrado Tedeschi e Ettore Bassi nel ruolo di due scrittori di generazioni lontane: il primo, Sydney Bruhl, è un ex commediografo di successo la cui vena si è inaridita negli ultimi 18 anni, il secondo, Clifford Anderson, si presenta alla corte del veterano - in una lussuosa casa di campagna – armato di ambizione e di un testo giallo avvincente. A tal punto avvincente che l'autore in declino pensa di assassinare il collega in ascesa per impadronirsi della sua opera prima. Quale ruolo possa avere la moglie di Bruhl (interpretata da Miriam Mesturino) in questo piano non è dato saperlo, ma solo accomodandosi alla visione di un vero meccanismo a orologeria dove - spiega Ettore Bassi, volto televisivo - «gli attori devono solo affidarsi a un testo perfetto, dove anche la scenografia si fa personaggio tra i personaggi».