Trendy, vegani e per single. La moda "All you can eat"

Si moltiplicano i ristoranti di cibo fusion a prezzo fisso. Come risparmiare stando attenti a qualità e sicurezza

Una tendenza oggi molto popolare e di grande successo nel mondo della ristorazione nata negli Stati Uniti e che ha preso piede anche in Italia e a Milano è la formula «ayce». Tradotto è l'all you can eat, mangi tutto (ma proprio tutto) quello che puoi mangiare).

I primi a sperimentarla sono stati i ristoranti giapponesi e cinesi, ma adesso anche quelli italiani e le pizzerie cominciano a pensare di poter seguire l'esempio. Nel caso dei ristoranti fusion e asiatici, pagando una quota fissa in genere compresa tra i 12 e i 30 euro, si possono degustare una gran quantità di piatti crudi e cotti (sushi, sahimi, carpacci, tempura o pesce grigliato ecc). Il tutto fino a sazietà e a prezzo fisso. L'unica avvertenza, per evitare costosi e inutili sprechi di cibo, è che i ristoratori impongono quasi sempre un'unica regola: terminare quello che si ha nel piatto prima di rituffarsi nel goloso buffet proposto. E non lasciare nulla nel piatto, pena il sovrapprezzo alla fine.

Ma «quando si è alla ricerca di un buon all you can eat, suggerisco di verificare che il buffet sia ricco e vario e soprattutto che sia preparato con ingredienti freschi, di qualità e sicuri», spiega Andrea Calvo, tecnico e specialista alimentare esperto di ristorazione asiatica. Proprio lui ha svolto un'indagine su decine di ristoranti milanesi all you can eat caratterizzati da cucina fusion con prevalenza di piatti giapponesi, prendendo in considerazione anche la preparazione del personale di sala.

Dai dati emersi si evince che ciascun ristorante consuma mediamente, a settimana, 110 chili di riso «Originario» proveniente dalla zona del pavese, del vercellese o della Lomellina; 58 chili di salmone proveniente dalla Norvegia e almeno 11 chili di tonno in arrivo dall'Oceano Pacifico. Tra i ristoranti più virtuosi individuati e classificati sia dall'indagine, sia «giudicati» dal web, alcuni sono gestiti da cinesi altri da italiani.

Da Shin in via Morosini 12 (www.shinfusion.it tel. 02/55010058) il piatto consigliato è l'Agemono di tonkatsu, cotoletta di maiale tonkatsu fritta in olio agemono servita a strisce). Da Kyo in viale Premuda 11 (www.kyofusionmilano.it, tel. 02/97696836) si mangia bene il Sake meshi, riso saltato con salmone e verdure. Fu in viale Abruzzi 51 (www.fuasian.it, tel. 02/29511707) fanno bene il Padthai con gamberi e verdure, riproduzione originale dell'iconico piatto nazionale thailandese. Alla Città del drago di via Melzo 16 (www.ristorantecittadeldrago.it, tel. 02/87281083) si possono ordinare i Ravioli di carne alla griglia perché sono tirati a mano ogni mattina». Da Kaori in viale Nazario Sauro 11 (www.ristorantekaori.it, tel 02/6080864) è buono l'Uramaki fritto, croccante all'esterno e morbido all'interno. Fang jong in viale Stelvio 51 (www.ristorantefangjong.it, tel. 02/69007886) il piatto da provare sono le Puntine di maiale, una portata tipica della Cina meridionale. Ottimo anche Kiku in via Sottocorno 9 (tel. 02/76023833) e viale Corsica 48 (tel. 0270103250, www.sitopartner.wixsite.com/ristorantekiku». Sono ristoranti caratterizzati da una cucina profondamente legata alle tradizioni giapponesi che affonda le radici in ricette preparate con la massima cura e creatività. Ingredienti genuini e pesce freschissimo di prima qualità sono i loro punti di forza. Ricca la varietà dei piatti tipici come hosomaki, uramaki, temaki e nigiri. Da Yu Restaurant in via Casale 5 (Zona Navigli, tel. 02/89407903) cucina giapponese con tanta scelta anche per vegani. Qui trionfano insalate di alghe, roll vegani con cetrioli, avocado e rapa. Da assaggiare la tempura. Gli Hanabi in via Francesco Sforza 14 (tel. 02/782610 e Viale Umbria 58 (tel. 02/36631835, www.hanabisushi.it) sono ristoranti scelti da molti singles e dove i piatti consigliati sono i Gamberetti in salsa di prugna e tante rivisitazioni fusion della cucina europea, come il Manzo scottato.