«Troppe cause strumentali» E gli avvocati studiano paletti

Loro lavorano sul campo. In pochi meglio degli avvocati che seguono nell'iter giudiziario i richiedenti asilo hanno il polso delle criticità. Hanno riscontrato l'aumento delle domande, tanto che qualcuno è ormai costretto a rifiutare l'incarico. «Il picco in Tribunale? Era prevedibile - spiega Eugenio Losco, che si occupa di molte di queste cause -. È la conseguenza degli arrivi più numerosi e dei più frequenti dinieghi da parte della Commissione della Prefettura». Concorda Sidiki Kanu, anche lui legale di molti richiedenti asilo: «L'urgenza è diventata sistematica. La risposta delle istituzioni si deve adeguare». Intanto l'Ordine degli avvocati, sovraccaricato dalle domande di gratuito patrocinio degli stranieri, pensa di mettere alcuni paletti. Soprattutto davanti alle istanze giudicate strumentali.

«I migranti stanno di certo incontrando maggiori difficoltà - continua Losco -. In particolare da quando la Questura ha istituito una sorta di filtro preliminare, al momento della presentazione della domanda». Il richiedente non può più entrare negli uffici con un legale e deve fare tutto da solo, compilando un questionario. «In base a questo può essere attivata direttamente la procedura di espulsione. È un modo per limitare le istanze alla fonte, ma è illegittimo: non è la Questura a dover decidere chi abbia diritto all'asilo». Tra le richieste sono quelle di «protezione sussidiaria» ad avere meno successo. Ne viene accolta meno della metà. Riguardano stranieri che non provengono da Paesi in guerra o con riconosciute situazioni di pericolo, e quindi hanno automaticamente diritto allo status di rifugiato o all'asilo, ma persone che hanno situazioni personali problematiche. Che però devono essere documentate. «Il Tribunale - concede Kanu - si è velocizzato. Ora la sentenza di primo grado arriva in una o due udienze. La protezione internazionale viene concessa ai cittadini di Siria, Iraq, Afghanistan. Spesso anche ai cristiani copti provenienti dall'Egitto, dove sono discriminati. È molto più difficile per chi viene da Bangladesh, Gambia, Senegal, Costa d'Avorio, Guinea. In questi casi si valuta la storia del singolo». Per provare a restare in Italia, qualcuno arriva a inventarsi un pericolo mortale in caso di rientro in patria. «Succede - spiega l'avvocato -, con un'inevitabile penalizzazione dei migranti che invece hanno diritto all'accoglienza. C'è un uso improprio dello strumento dell'asilo» Lo scopo è ottenere il permesso temporaneo e far perdere le proprie tracce negli anni necessari per arrivare alla decisione finale sull'istanza.

CBas

Commenti

maurizio50

Gio, 30/06/2016 - 08:50

Toh! Anche in Tribunale si sono accorti che il 95% dei presunti profughi è costituito da immigrati assolutamente irregolari che non hanno alcun diritto di asilo!E per mandarli indietro quanto ci vuole? Dieci anni???