Troppi veleni nei parchi Continua la strage di cani

Allarme derattizzazione: Comune e Consiglio di zona 6 invitano a evitare le soluzioni «fatte in casa» che ogni anno uccidono oltre 150 animali, vittima di esche destinate ai topi

I servizi veterinari devono spesso soccorrere cani vittime di esche per topi, abbandonate nei parchi

Metaldeide, stricnina, dicumarolo, diserbanti per agricoltura. Sostanze che poco ci dicono e che ancor meno conosciamo, ma che sono particolarmente «appetibili» per i nostri amici a quattro zampe, perché base dei bocconi avvelenati che, con l'inizio della bella stagione, tornano a mietere vittime nei parchi di Milano e dell'hinterland. Tra i sintomi denunciati dai proprietari: salivazione eccessiva, tremori muscolari, vomito, perdita di feci, ma anche respirazione affannosa e perdite di sangue da naso e bocca. Gli ultimi episodi, fanno sapere dal Consiglio di Zona 6, risalgono a circa dieci giorni fa nei giardini tra Viale San Gimignano e Via Arzaga e in via Savona all'altezza del civico 123, dove aree verdi non ci sono, ma dove recenti derattizzazioni hanno portato all'utilizzo di spray e sostanze ugualmente nocivi per cani e gatti.

La materia avvelenamento degli animali è più delicata e complessa di quanto si possa pensare, a tal punto da essere regolamentata già da tempo da un'ordinanza del ministero della Salute, emanata nel dicembre del 2008 e avente come oggetto proprio le norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche e di bocconi avvelenati. Ordinanza che ha avuto i suoi effetti: dai numeri allarmanti che hanno constatato l'avvelenamento di circa duemila cani tra il 2007 e il 2010, l'Associazione Italiana per la Difesa e degli Animali e dell'Ambiente (Aidaa) ha fornito dati drasticamente in calo nel 2011 e 2012, soprattutto al Nord. Tra Milano e Provincia, un totale di 333 casi accertati di cui 108 nel capoluogo, con picchi nelle zone di Bande Nere, Solari, Bisceglie ed episodi isolati nelle piazze Lavater e Medaglie d'Oro. Problemi anche nell'hinterland, con segnalazioni giunte da Cassina de' Pecchi e Rho, ma anche Rozzano, Cormano e Boffalora. Resta l'incognita sulle cause di ogni singolo avvelenamento, effetto per lo più delle derattizzazioni degli ambienti, anche se non vanno esclusi i gesti premeditati di qualche malintenzionato.

Ipotesi confermata dalla Delicata Allegrini, Direttore Sanitario della Clinica Veterinaria «Via Fontana»: «Capita spesso di soccorrere cani avvelenati da bocconi cosiddetti “cumarinici” (incolori ma dal profumo invitante, ndr) contenuti nelle esche per topi che il Comune mette ormai ovunque. Il problema è che i roditori difficilmente consumano tutta l'esca sul posto e finiscono per perderne parte nei lunghi tragitti che compiono trascinando ilboccone avvelenato». Cruciale, in tal senso, è l'obbligo dei proprietari, non sempre adempiuto, di tenere gli animali al guinzaglio. Obbligo stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 14075/2008, ha respinto il ricorso del padrone di un cane che passeggiava fuori da un'area di sgambamento senza tenerlo al guinzaglio.

Oltre ciò, com'è possibile contrastare il fenomeno? «Gli strumenti sono davvero modesti», rivela il professor Valerio Pocar, Garante degli animali per Palazzo Marino, che consiglia di non cimentarsi in «derattizzazioni fai da te», ma affidarsi a imprese specializzate che rispettino tutte le normative vigenti. E che ammonisce: «Spesso non ci rendiamo conto che la presenza di topi dipende soprattutto da situazioni di degrado, frutto di una totale mancanza di igiene. Se si pensasse un po' di più alla prevenzione... ».