IL TRUCCO Scarsa comunicazione tra due uffici: così era fatto sparire il denaro

I soldi dei ticket sanitari regolarmente versati dai cittadini per visite e analisi al Fatebenefratelli finivano dritte dritte nelle loro tasche: così cinque dipendenti sarebbero riusciti ad appropriarsi di 20mila euro nel giro di anno e mezzo.

I dipendenti pubblici sono stati denunciati ieri dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione; le accuse per loro sono di truffa e peculato. Cinque persone, due uomini di 43 e 51 anni e tre donne di 50, 52 e 62 anni, lavoravano tutti al Cup - il Centro Unico di Prenotazione. Anche se due di loro erano già stati licenziati dalla struttura ospedaliera.

Il meccanismo con il quale, dal novembre del 2014, sono riusciti a ricavare illecitamente soldi extra dal loro lavoro ufficiale era in realtà piuttosto facile, piano. Un trucchetto per nulla sofisticato, un giochetto semplice che sfruttava un banale gap di comunicazione tra gli uffici burocratici dell'ospedale: quando il cittadino prenotava una prestazione allo sportello Cup, esigevano il pagamento al momento. Consegnavano al paziente la ricevuta, ma non la registravano nel sistema telematico: nella memoria dei computer la prestazione risultava non saldata.

Così il cittadino andava all'appuntamento per la visita o l'analisi, esibiva la sua fattura, e nessuno andava a controllare la corrispondenza tra questa e quanto memorizzato dal sistema. Del resto, ricevuta autentica alla mano, perché i dipendenti del reparto avrebbero dovuto dubitare? Solo nel sistema telematico il pagamento restava scoperto.

Il paziente se ne tornava a casa restando all'oscuro della truffa ordita al di sopra della sua testa, certo di aver fatto tutto secondo le regole, in completa buona fede. Beata ignoranza. Che è durata fino al momento in cui qualcuno, tra le corsie del Fatebenefratelli, non ha cominciato a buttare un occhio sulle schede del sistema telematico, notando alcune incongruenze tra le prestazioni effettuate e le somme effettivamente incassate. Soldi mancanti. Un buco, appunto, da 20mila euro. È da lì che sono partite le indagini dei militari dell'Arma.

Secondo quanto emerso dalle indagini dei Ns, facendo leva su questo vuoto di comunicazione e controllo i cinque dipendenti infedeli, alternandosi tra di loro nei turni allo sportello, avrebbero truffato il sistema sanitario portandosi a casa 20mila euro. A partire almeno dal novembre dello scorso anno, ma forse anche da prima: dai conti al vaglio degli uomini del Nucleo antisofisticazione si fa largo il sospetto che qualcuno portasse avanti la truffa da prima, dal 2009.

E uno dei cinque coinvolti nell'indagine avrebbe fatto la parte del leone, intascandosi circa la metà dei 20mila euro complessivamente sottratti.

Twitter @giulianadevivo