La truffa dell'ex impiegata delle Poste

Con la sorella proponeva a parenti e vicini investimenti riservati ai dipendenti

Di loro, le sorelle Pirola, Il Giornale aveva parlato per primo, in un articolo uscito sulle pagine nazionali l'11 marzo 2017. La maggiore, la 59enne Tiziana (soprannominata «kamikaze» dagli investigatori della Guardia di Finanza del Gruppo di Monza) residente a Besana Brianza, impiegata all'ufficio postale di Carate Brianza prima e di Monza poi, era stata licenziata in tronco nel gennaio dell'anno scorso e indagata per truffa dalla Procura di Monza; l'altra, Giannina, vive a Sirone (Lecco), accusata di aver aiutato kla sorella procacciandole vittime da truffare. Entrambe ieri mattina, dopo un anno e mezzo d'indagini e centinaia di conversazioni telefoniche intercettate, sono state arrestate entrambe (la prima è in carcere, l'altra ai domiciliari) con l'accusa di truffa aggravata, tra l'altro, dall'aver approfittato di circostanze di persona (parentela, amicizia, età avanzata delle vittime) tali da ostacolare la privata difesa, quindi per ricettazione e favoreggiamento reale.

Secondo quanto accertato dalle Fiamme Gialle del Gruppo di Monza su delega della pm Vincenzo Fiorillo della Procura brianzola infatti Tiziana Pirola, dal 2014, ha raggirato oltre una quarantina di correntisti postali proponendo un investimento postale riservato, come lei asseriva, «solo ai dipendenti di Poste Italiane». Un affarone, in apparenza: i dipendenti godono di una agevolazione sugli interessi rispetto ai clienti, o almeno è quanto lei ha fatto credere ai truffati, riuscendo a sottrarre loro anche cifre che superano i 160mila euro.

L'impiegata faceva confluire nel suo conto corrente postale le somme di denaro dei clienti delle Poste, con la promessa di investirli a nome suo in un fantomatico Progetto Orizzonte. Ricevuti i soldi tramite assegni o bonifici, la Pirola costruiva abilmente delle false ricevute postali che attestavano agli ignari clienti l'investimento promesso. Quindi consegnava ai truffati una documentazione completamente artefatta, sulla quale, però, apponeva, il vero timbro di Poste Italiane.

Tutto questo dura fino all'agosto 2016. Quando una coppia di anziani brianzoli, intuendo che qualcosa che non andava, ottiene un incontro con due funzionari postali, negli uffici amministrativi delle Poste di Monza. Un colloquio dal quale emerge il diabolico piano messo a segno dalla insospettabile dipendente postale. Licenziata in tronco e da allora «attenzionata» insieme alla sorella. Ieri gli arresti. E la soddisfazione dei correntisti truffati, difesi dall'avvocato Debora Piazza e dal marito Marco.