La truffa è on-line con la catena di Sant’Antonio

Dopo tre servizi su «Striscia la Notizia» e una pila di esposti alta così, la Guardia di finanza di Rho ha denunciato Immacolata Napolano che, con una catena di Sant’Antonio su Internet, aveva truffato migliaia di persone. La donna infatti proponeva un semplice lavoro di trascrizione di indirizzi da fare a casa, ma prima, chiedeva un «anticipo». Incassato il quale ovviamente lei spariva e l’impiego promesso insieme con lei.
La donna aveva aperto a Cornaredo, in via Rho 23, lo «Studio Rivolation 2009» per mettere in rete le solite offerte di lavoro: un compito facile, da sbrigare nel tempo libero, in grado di fare guadagnare un sacco di soldi. Si trattava infatti di trascrivere indirizzi stando comodamente a casa. In realtà una banale catena di Sant’Antonio. Ogni aspirante collaboratore doveva prima versare 39 euro e poi iniziare a reclutare a sua volta altre persone, che pagavano la stessa somma. Di questi nuovi 39 euro il «reclutatore» ne girava poi 19 a Immacolata, trattenendo il resto per se. Una truffa iniziata ancora nel 2007 che avrebbe permesso alla donna di incassare 180mila euro, quasi tutti occultati al fisco.
I primi a occuparsi di lei furono gli inviati di «Striscia» che andarono a pizzicarla ben tre volte. Nella prima occasione Immacolata si scaglio contro il «Cicalone», uno dei pupazzi inventati da Antonio Ricci, prendendolo a calci e pugni. «Cicalone» non contento tornò qualche tempo dopo alla carica, ma la Napolano cambiò tecnica, lasciandosi cadere a terra «svenuta». Il terzo «roud» invece si concluse alla «Buster Keaton»: la donna rimase immobile senza dire una sola parola.
Tutti espedienti che non le hanno evitato l’interesse della Fiamme gialle di Rho che hanno avviato un’inchiesta arrivando a individuare il suo giro d’affari complessivo: appunto quei 180mila euro dedotti dalle decine di migliaia di contatti che la Napolano, attraverso i diversi siti web, aveva agganciato in tutta Italia. Alla fine delle indagini la truffatrice è stata denunciata all’autorità giudiziaria, mentre la Guardia di Finanza ha anche provveduto a oscurare i sette provider italiani che ospitavano la pubblicità di «Studio Rivolation 2009» e la stessa sorte toccherà presto a quelli gestiti da provider internazionali.