La truffa milionaria delle false riviste

Le pubblicazioni scimmiottano quelle ufficiali delle forze dell'ordine: 12 denunce

Truffatori di basso profilo ma di altissimo rango. Incapaci di sbavature e silenziosi quanto basta da riuscire a «lavorare» indisturbati sotto traccia almeno dal 2008. Con oltre un milione di euro di fatturato annuo per la vendita telefonica di 15mila abbonamenti in tutta Italia di false riviste delle forze dell'ordine, delle forze armate, della protezione civile, del 118 o di altri enti statali grazie a un'abilità da veri e propri professionisti del raggiro. Dodici le persone (due donne e dieci uomini) tra i 40 e i 55 anni, tutte residenti tra Milano e provincia, tutte con precedenti specifici per ora solo indagate per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Un gruppetto con base in due appartamenti/call center sotto la Madonnina, in zona Lambrate e a Pero. Uffici dove sono state ritrovate centinaia di riviste che «scimmiottano» abilmente quelle ufficiali come «Carabinieri» o «Polizia Moderna», per citare le più note, con altre fasulle come «La Benemerita» o «Il Calendario».

Ma è solo l'inizio. I carabinieri della compagnia di Pavia, comandati dal capitano Fabio Volpe indagano sulla mega truffa da maggio e al momento hanno, per così dire, solo scoperchiato il pentolone. «Siamo in una fase embrionale - hanno spiegato in conferenza stampa - e se ci siamo esposti è solo per mettere in guardia le persone affinché non accettino di aderire a queste sottoscrizioni truffaldine. Nei due appartamenti dove avevano sede le due società di comodo gestite, in maniera alternata, da due degli indagati, abbiamo rinvenuto il centro di smistamento delle riviste. Chi abbia realizzato il prodotto, che giungeva puntualmente a casa degli abbonati al prezzo di 100-150 euro mensili, è oggetto di approfondimenti in corso».

Gentilissimi e particolarmente cordiali i truffatori convincevano anziani, sacerdoti di piccole parrocchie o case di riposo a sottoscrivere gli abbonamenti per finalità benefiche. Con quel denaro, assicuravano, sarebbe stato finanziato, ad esempio, il carburante per i mezzi dei carabinieri o pagata l'assicurazione dei vigili del fuoco impegnati in servizi pericolosi.

Guai a chi chiedeva di recedere da un abbonamento, per scoraggiarlo gli veniva paventata un'azione legale costosissima. E dopo una sottoscrizione a una rivista, ne veniva proposta, a tappe, un'altra. E poi un'altra ancora.

L'indagine è cominciata per la denuncia di una imprenditrice di Pavia che, dopo aver ricevuto 10 telefonate in pochi giorni, si è rivolta ai carabinieri.

Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Gio, 08/11/2018 - 11:45

egregio paolo fucilieri, la prima telefonata nella mia azienda ,la ebbi nella metà degli anni 80 del secolo scorso e si spacciavano per associazione della polizia, credendo di aiutare una buona categoria "abboccai" nell'arco del'anno capii di cosa si trattava veramente e disdissi l'abbonamento, le minacce velate e in chiaro non mancarono, ma io tenni duro e minacciai loro e cosi non si fecero più sentire. con il senno del poi credo che i vertici delle forze dell'ordine non erano del tutto estranee.