Truffa al ministero, industriale in cella

Scenario: la grande area tra Arese e Lainate dove una volta c'era l'Alfa Romeo. Protagonista: un'azienda che si occupa anch'essa di automobili; non di costruirle, ma di recuperarne i rottami, smontarli, riciclarli. Ma ad andare in scena, secondo le indagini della Guardia di finanza, non è una innovativa start up ma una cospicua truffa allo Stato. Perché il car fluff, come si chiama in gergo il recupero delle auto demolite, non poteva funzionare. Anzi, funzionava solo per fregare soldi allo Stato. «Il progetto di recupero del car fluff prospettato non era fattibile e infatti non è mai stato avviato. Ciò che entra come rifiuto esce ancora come rifiuto», si legge nel rapporto della Gdf citato nell'ordine di cattura che ieri spedisce in carcere per truffa allo Stato tre ideatori del colpo. Tra di essi, un nome importante nell'imprenditoria lombarda: Massimo Boldrocchi.
Boldrocchi è poco noto al grande pubblico, ma alle spalle ha un gruppo con trecento dipendente, sede a Biassono e attività in tutta Italia, settore energia e rifiuti, uno dei business emergenti di questo secolo. In Sardegna (dove la sua famiglia ha villa a Porto Rotondo) Boldrocchi è socio con Claudio De Albertis di Assimpredil e con i Bassani della Biticino nella Bbc Power, che progetta un gigantesco parco eolico nel Golfo degli Angeli. L'operazione che ieri mattina lo porta in carcere si chiama invece Green Fluff, quella che - nelle mirabolanti prospettazioni - doveva portare «alla creazione di un polo industriale nel nord Italia per la trasformazione degli elementi che compongono il car fluff avvalendosi di una tecnologia ad impatto ambientale zero». La realtà, secondo le indagini delle «fiamme gialle», era ben diversa: «Dall'impianto che sulla carta dovrebbe recuperare il rifiuto car fluff continuano ad uscire rifiuti pericolosi che prendono strade illecite di smaltimento in siti non idonei». Secondo gli investigatori i macchinari ad impatto zero non sono mai esistiti, e le società tedesche indicate come fornitrici della tecnologia esistevano solo sulla carta.
Boldrocchi - insieme ai suoi complici Diego Giancristofaro e Pierluigi Paracchi - sarebbe riuscito a far finanziare l'impianto farlocco ben 3,4 milioni di euro dal ministero delle Attività produttive. Veicolo del finanziamento, una sgr (società di gestione del risparmio) a partecipazione pubblica che oggi si chiama Principia ma che allora si chiamava Quantica, e di cui Paracchi era fund manager. Alla testa di Principia siede Roberto Mazzei, ex presidente del Poligrafico dello Stato, buon amico del faccendiere Luigi Bisignani. Quantica era entrata nell'operazione di Arese con una partecipazione del 50 per cento in Green Fluff: ma poi, con una serie di aumenti di capitali, Boldrocchi e i suoi sarebbero riusciti ad azzerare la sua partecipazione.

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