Tunnel sotto la banca. Caveau svaligiato dalla banda del buco

Rapinata la filiale della Popolare di Novara in piazza Otto Novembre. Fuga nelle fogne

«Mai vista una cosa del genere, se non al cinema». Chi è intervenuto sul posto è tra l'incredulo e l'ammirato. I dettagli della rapina in banca di ieri mattina in piazza Otto Novembre, accanto a viale Regina Giovanna, in effetti sono da film. Con un piano perfetto, studiato a tavolino probabilmente per mesi e un tunnel scavato sotto l'edificio, alla Ocean's Eleven.

La banda del buco è entrata in azione poco prima dell'apertura della filiale della Banca popolare di Novara. Quando i quattro dipendenti sono arrivati, hanno trovato i banditi ad aspettarli nel seminterrato. Erano in cinque. Uno di loro era armato di pistola e ha costretto gli impiegati ad aprire la porta blindata del caveau. Lì i rapinatori hanno fatto razzia delle cassette di sicurezza, fuggendo da dove erano arrivati con un bottino che deve essere ancora quantificato (si tratta di depositi di privati), ma che dovrebbe essere ingente.

Nella banca sono intervenuti i carabinieri, che indagano sulla rapina. A chiamarli, intorno alle 9.15, è stato un altro dipendente che arrivato al lavoro non è riuscito a entrare nell'istituto. Visto che all'interno le luci erano accese, si è insospettito. Gli investigatori dell'Arma stanno ricostruendo i fatti, grazie alle testimonianze degli impiegati e ai filmati delle telecamere di sorveglianza. È stato accertato che i rapinatori sono entrati attraverso un buco scavato nel pavimento. Da lì con un tunnel sono arrivati e sono scappati, passando per la fognature. Il punto di ingresso sarebbe poco distante dalla fermata della metropolitana di Porta Venezia. Il loro piano di fuga era ancora più elaborato. Dopo essere rimasti nella banca per oltre un'ora, si sono rinfilati nel buco correndo via. Hanno però tappato il foro lasciato dietro di sé con schiuma espansa, in modo da bloccarne l'ingresso a chiunque volesse inseguirli. I carabinieri hanno quindi provato a entrare nei tunnel sotterranei dai tombini della zona, ma erano stati tutti bloccati dall'interno con il fil di ferro. Non solo. L'apertura ricavata nel pavimento era stata cosparsa di veleno per topi e acido. Quest'ultimo utile anche a cancellare le tracce biologiche. Ecco perché chi indaga parla di un lavoro fatto da veri professionisti.

Dalle testimonianze dei malcapitati bancari sembra che uno dei malviventi parlasse con accento napoletano. Era a volto scoperto, dai capelli lunghi e robusto. I complici, pare tutti italiani, invece erano travisati. All'inizio dell'azione criminale l'allarme era scattato regolarmente ed erano intervenuti i sorveglianti privati. Ma al loro arrivo avevano visto la vice direttrice - verosimilmente sotto minaccia - rassicurarli con un gesto da dietro la vetrata ed erano andati via. Non c'erano clienti nella banca al momento della rapina e nessuno dei dipendenti è rimasto ferito. Anche se è stata chiamata un'ambulanza, per verificare se i vapori dell'acido avessero creato problemi al personale.

I banditi hanno lavorato per scavare il buco nelle notti scorse. I residenti nel palazzo non erano molti, considerati i giorni di ferie. Ma alcuni di loro, fin da domenica e ancora giovedì sera, avevano sentito rumori e vibrazioni. Come di martellate. Qualcuno aveva anche avvertito in filiale e al vicino commissariato. Nessuno dei condomini si è stupito alla notizia del colpo.