Turismo, la tassa di soggiorno mette in ginocchio gli alberghi

Un tesoretto da 100 emendamenti. Lo chiama così il malloppo di richieste di modifiche che l’ex assessore al Turismo Alessandro Morelli (Lega) ha depositato ieri pomeriggio in consiglio comunale. Per correggere il tiro alla delibera sulla tassa sul turismo e far sì che l’assessore al Commercio, con delega al Turismo, Franco D’Alfonso, ascolti le osservazioni e le richieste degli addetti ai lavori, convocati, come prevede la legge, al tavolo e poi ignorati. Nel mirino la mancata modulazione della tassa in base ai prezzi delle stanze e l’assenza di indicazione nella delibera delle fasce di alta e bassa stagione.
A tenere banco ieri nel parlamentino la tassa di soggiorno, dopo l’approvazione della giunta. La nuova imposta entrerà in vigore il 1 luglio: prevede la maggiorazione di un euro per stella per notte a persona rispetto al prezzo della camera d’albergo, tetto massimo 14 notti per i residence. Esclusi dalla gabella i residenti di Milano, i minorenni, gli studenti al di sotto dei 26 anni ospiti di campus universitari, gli under 25 ospiti in ostello, gli accompagnatori di persone degenti nelle strutture ospedaliere milanesi e provinciali, i familiari delle forze dell’ordine. In questo modo Palazzo Marino prevede di incassare 7 milioni nel 2012, per arrivare a 24 milioni nel 2013, quando l’imposta sarà a regime.
«La delibera non rispetta assolutamente la differenza tra alta e bassa stagione - denuncia Alessandro Morelli -: in città è bassa stagione la seconda metà di dicembre e la prima di gennaio, i venerdì e sabato notte, il mese di luglio e agosto, la prima parte di aprile (quella che non coincide con il salone del Mobile). Il 60% del turismo è business e il 4% congressuale». «Avevamo sollevato il problema - spiega Alberto Sangregorio, presidente di Federalberghi (Unione del Commercio) -: la tassa di soggiorno come avviene in altre città, come Venezia, deve essere modulata sul prezzo della stanza. Se un cliente va in un albergo a 3 o 5 stelle è chiaro che fa i suoi conti, e quindi è diversa la spesa che è disposto ad affrontare».
Nella bozza si parla delle possibili deroghe, ovvero la possibilità per gli albergatori di applicare sconti, nei periodi in cui il prezzo della stanza è inferiore del 25% a quello massimo, ma non vengono specificati i periodi: «Ci auguriamo che il Comune ci convochi per definire le date. Siamo moto preoccupati: il lavoro preliminare di definizione del calendario non è stato fatto, ora ci aspettiamo di venire convocati. Il tempo stringe: bisogna avere le idee chiare, altrimenti saremo costretti a fare le nostre valutazioni».
Così il rischio è la fuga dei turisti dalla città all’hinterland: va da sé che congressisti e enti che organizzano meeting aziendali faranno alloggiare i partecipanti negli alberghi dell’hinteland, dove le stanze costano meno, non hanno la tassa, sono ben collegate alla città e vicine a strutture fieristiche, come Rho. «Così si rischia di fare scappare tutti i turisti da Milano» lanciano l’allarme l’ex assessore Morelli e gli operatori.