Tutti "i mondi a Milano" si incontrano all'Ansaldo

Dopo un'attesa di 15 anni inaugura il polo espositivo di via Tortona. Subito due mostre su Africa e un secolo di creatività extraeuropea

Il conto alla rovescia sul sito www.mudec.it si avvicina allo zero. Dopo un'attesa di oltre 15 anni (se ne parla fin dal 1999) il Museo delle Culture realizzato nell'area ex Ansaldo di via Tortona aprirà i battenti il 27 marzo con le mostre «Mondi a Milano» e «Africa. La terra degli spiriti». Non mancano i veleni, che stavolta arrivano da Oltremanica, dove l'archistar inglese David Chipperfield, per via di dissapori su alcune finiture (si discuterebbe di un tratto di pavimentazione e dello scalone monumentale), minaccia di non riconoscere la paternità del progetto. Ma l'appuntamento con Expo si avvicina e Milano non può più aspettare. Tantomeno per un museo nato proprio con la vocazione di connettere la nostra città con il resto del mondo. Dopo la serata inaugurale del 26, gli 8.600 metri quadrati del Mudec sveleranno due mostre organizzate da 24 Ore cultura-Gruppo 24 Ore.

«Mondi a Milano», aperta fino al 19 luglio (comitato scientifico: Fulvio Irace, Anna Mazzanti, Mariagrazia Messina, Antonello Negri, Carolina Orsini, Marina Pugliese e Ornella Selvafolta), ripercorre le esposizioni che Milano ha dedicato alle culture extraeuropee, fra arte, design, architettura, documenti e arredi esotici. Il percorso abbraccia un secolo: dalle mostre a taglio industriale del secondo Ottocento alle Biennali e Triennali del Novecento. Fino al 30 agosto resterà invece visitabile “Africa. La terra degli spiriti”, prima mostra sull'Africa Nera ospitata sotto la Madonnina: oltre ducento pezzi di maestri del contentente primigenio, dal misterioso medioevo subsahariano fino ad epoche più recenti, provenienti da musei internazionali di arte tribale e collezioni private. La scommessa dei curatori Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi è quella di sfatare il luogo comune della «primitività» di un'arte che tanta influenza ha avuto su grandi maestri occidentali come Modigliani, Picasso e Matisse. Altro che «buoni selvaggi», gli artisti africani lavoravano con un rigore formale all'altezza degli odierni atelier! Al Mudec trovano posto anche le 7mila opere delle civiche raccolte etnografiche, fino ad oggi fra il Castello Sforzesco e i depositi di via Savona, le più antiche delle quali risalgono a oltre tremila anni fa.

Ma il Museo delle Culture è anche un ottimo esempio di recupero di un'area dismessa: convince il rapporto fra il fronte riqualificato su via Tortona e il moderno profilo retrostante, che gioca sul contrasto fra la solidità dei parallelepipedi squadrati e la fluidità del corpo centrale, la Lanterna quadrilobata in vetro satinato. E un polo espositivo all'avanguardia: con i suoi tre piani sormontati da attico con zona ristoro, si articola in diversi spazi funzionali. Al primo piano, oltre agli uffici, c'è un'area didattica con biblioteca, auditorium, shop e caffettteria, mentre sugli altri due livelli i 1.600 mq delle mostre temporanee dialogheranno con le collezioni permanenti. Prevista una zona multimedia per i bambini.