Tutti i segreti della «forzatura» e l'antica pratica dell'appassimento

Lo Sforzato di Valtellina Docg, in dialetto Sfursat, deve il suo nome a un'antichissima pratica di appassimento dell'uva, detta appunto forzatura, che ha lo scopo di aumentare la concentrazione zuccherina del succo così da ottenere un vino con un maggiore grado alcolico. Prodotto esclusivamente con uve della varietà Nebbiolo Chiavennasca, lo Sforzato, nel 2003 ottiene il massimo riconoscimento attraverso l'attribuzione della Denominazione di Origine Controllata e Garantita. La gradazione alcolica minima è di 14° vol. e il periodo ottimale per il consumo va dai 4 agli 8 anni dopo la vendemmia. Per una corretta conservazione del vino bastano poche semplici regole: le bottiglie vanno mantenute al buio, in posizione orizzontale, possibilmente su scaffalature di legno, a temperatura costante fra i 10 e i 15 gradi e con una umidità del 70-75%, per evitare che il tappo si asciughi. Lo Sforzato di Valtellina Docg è il vino più pregiato nel panorama dei vini valtellinesi; ha un profumo intenso, caldo e speziato, ricco di note di frutti di bosco e resina. Al palato si presenta morbido, asciutto, alcolico e vellutato, con un sapore intensamente aromatico, pieno, con sentore di legno e spezie. Lo Sforzato di Valtellina Docg è un vino di corpo, adatto ad abbinare piatti strutturati, come arrosti, selvaggina, umidi e bolliti di carni rosse e di maiale. Ottimo se gustato con formaggi grassi e saporiti come il Bitto. È anche un vino da meditazione da consumare a fine pasto, centellinandolo in piccoli e brevi sorsi, dopo aver scaldato il calice nella mano. Va servito alla temperatura di 18 gradi, in calici per vini rossi di grande corpo.

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