Tutti sul carro dei forconi, la protesta blocca la città

Dopo i cortei, il caos in piazzale Loreto e corso Venezia In strada pure gli agricoltori, chiusa piazza Duca d'Aosta

Coalizzati in rete ma uniti dalla protesta concreta sulla strada, categorie e associazioni di ogni tipo confluite nel «movimento dei Forconi, movimento 9 dicembre» continuano imperterrite una protesta dai molti volti. Connotati che potrebbero cambiare da un momento all'altro. E che, proprio per questa ragione, tengono sulle spine le forze dell'ordine impegnate nell'ordine pubblico. Agenti faccia a faccia - forse per la prima volta - con le categorie più disparate di manifestanti: disoccupati, piccoli imprenditori, giovani, famiglie, lavoratori di ogni genere e condizione e persino qualche militante di Forza Nuova e dei centri sociali. Al momento tranquilli, impegnati come sono in attività pacifiche come il volantinaggio e lo speakeraggio o, al massimo, in estemporanei ma velocissimi sit in, con sventolii di bandiere e cori contro i «politicanti e i parassiti di Stato». Tuttalpiù un guaio per il traffico che ieri hanno notevolmente rallentato in città e nell'hinterland, creando code a non finire in snodi nevralgici o in zone centralissime della città.
A queste attività, dopo le iniziative di lunedì, si sono dedicati ieri infatti i circa 200 manifestanti milanesi. In mattinata hanno organizzato un robusto presidio in piazzale Loreto dove la viabilità è stata rallentata soprattutto dagli estemporanei sit in, veri e propri blitz che hanno paralizzato le carreggiate. Nel pomeriggio gli organizzatori hanno inscenato un corteo che, nelle intenzioni, snodandosi in corso Buenos Aires, avrebbe dovuto raggiungere Porta Venezia. Poi la protesta ha deciso di radicarsi definitivamente (e fino a tarda serata) in Loreto creando ulteriori problemi di traffico. Quando però alcuni militanti del centro sociale il Cantiere sono arrivati e hanno appeso uno striscione con la scritta «in piazzale Loreto c'è ancora posto», gli altri manifestanti lo hanno fatto togliere. «Non vogliamo slogan che possano incitare alla violenza e non vogliamo riferimenti politici» ha spiegato Chowbe De Leo, del movimento.
In contemporanea un altro centinaio di manifestanti sempre aderenti al «movimento dei Forconi» si è appostato accanto al rondò adiacente l'ingresso «Rho-Pero» della tangenziale. Anche in questo caso si sono limitati a distribuire volantini, a sedersi per terra e a chiedere la solidarietà dei passanti.
Sempre in mattinata invece 120 trattori di agricoltori provenienti da varie zone della Lombardia si sono concentrati all'Idroscalo. Nel pomeriggio si sono diretti sotto il Pirellone per protestare contro l'ormai arcinoto tema delle quote latte. Proprio davanti al palazzo della Regione hanno esposto quindi le bandiere della Confederazione produttori agricoli (Copagri). La polizia, nel tardo pomeriggio, ha autorizzato solo alcuni trattori a raggiungere piazza Duca d'Aosta, davanti alla stazione Centrale, dove parte della carreggiata è stata chiusa al traffico e dove gli agricoltori hanno allestito una tenda per trascorrervi la notte. Intanto due gruppi di manifestanti venivano ricevuti a palazzo Diotti dal prefetto Francesco Paolo Tronca e in Regione dall'assessore all'Agricoltura Gianni Fava.
«Sono preoccupato ma perché esprimono un disagio forte che va ascoltato soprattutto da parte del governo». Così il presidente della Regione Roberto Maroni ha risposto a chi gli chiedeva se fosse preoccupato per le proteste del «movimento dei Forconi». «Come Regione siamo pronti ad ascoltarli e intervenire se possiamo - ha concluso Maroni - ma l'interlocutore è il governo centrale».