Tutti sul carro di Renzi «Starà a bocca asciutta chi cerca solo poltrone»

Et voilà: tutti renziani. Il Pd corre verso il congresso e nel corpo del partito inizia la corsa al carro del (presunto) vincitore, Matteo Renzi. Le folgorazioni sulla via di Firenze non si contano, e i renziani doc, quelli della prima ora, cominciano a organizzare l'approdo sulle loro sponde, preparandosi magari a respingere qualcuno. «Non ci sono seggiole e poltrone» avverte il sindaco di Cernusco sul Naviglio Eugenio Comincini. L'anno scorso era una mosca bianca qui a Milano. Lui e pochi altri sostenevano il sindaco-rottamatore che sfidava da solo tutti i «big» del Pd. Adesso c'è la fila: sindaci, assessori, segretari e dirigenti.
Allora sindaco Comincini, cosa sta succedendo nel Pd?
«Il clima è decisamente cambiato. D'altra parte l'esito delle elezioni politiche, il voto per il Quirinale e il nuovo governo hanno creato un evidente malessere nel partito».
Ma sono diventati tutti «rottamatori» oppure è Matteo Renzi che si è integrato, scendendo a patti con l'apparato?
«Non è cambiato lui. E molti sostegni stanno arrivando in un modo preconcetto e preventivo che prelude a una delusione. Voglio dire che chi cerca riparo o posto al sole sul carro del presunto vincitore resterà deluso».
Qualcuno pensa di salvare ruolo e posto, altri invece scommettono su Renzi pensando che abbia possibilità di far vincere il Pd.
«Molti hanno riconosciuto che il percorso di Bersani era fallimentare, molti con senso critico ora ammettono che quella strada non portava a niente. Io apprezzo chi con onestà intellettuale ammette l'errore. C'è gente così, e anche qualche opportunista».
Chiedete un'autocritica a chi si è convertito?
«Non serve una professione di fede (sorride, ndr) e parlare di questo o quel personaggio sarebbe gossip più che politica. Però occorre la capacità di leggere la realtà e capire qual è la scelta giusta o almeno vincente. D'altra parte uno strument per evitare un assalto sarà la lista unica a sostegno di Renzi».
Sicuro che non abbia perso la sua carica innovativa per garantire tutti?
«Quando esporrà la sua idea di partito sarà tutto più chiaro e vedremo. Credo che dovremo chiederlo agli altri e non a lui chi ha cambiato idea. Il messaggio secondo me non è cambiato dal 2012».
Chi a sinistra critica Renzi vede in lui un fenomeno effimero e mediatico...
«Per me non si tratta di leadership carismatica ma di un partito che è al servizio del leader e non viceversa. Il partito non è più, come nel Novecento, l'unico strumento per trasmettere bisogni e idee».
Qualcuno si è stupito per il fatto che l'ex segretario regionale Maurizio Martina ha annunciato che sosterrà un renziano come Alessandro Alfieri in Lombardia, e il dalemiano Gianni Cuperlo per la segreteria nazionale. È strano?
«Assolutamente, io non mi scandalizzo. Non ci sono correnti, quello degli equilibri è un modo vecchio di interpretare il partito. Occorre scegliere di volta in volta le persone più adatte, in Lombardia o a Roma».
E a Milano? Il Pd dovrà rivendicare Palazzo Marino?
«Non ci metto naso. Dico solo che Pisapia è una guida salda e consapevole. Solo un pazzo può cambiare cavallo in corsa, a meno che non sia lui a decidere di uscire dalla gara».