Tutti a vedere lo show e i negozi restano vuoti

Orgoglio gay nelle strade, ma affari ko. Una giornata di lavoro persa per i commercianti che hanno avuto la sfortuna di affacciare le vetrine sulle strade tra la Stazione Centrale e piazza Oberdan, il percorso disegnato dall'annuale Gay pride che attraversa Milano. E così l'orgoglio della comunità Lgbt (lesbo, gay, bisex e trans), così come si autodefinisce, non è coinciso con quello dei proprietari delle attività commerciali già messe i ginocchio da questi tempi di crisi. Perché ai sabati delle manifestazioni dei centri sociali che costringono i proprietari dei negozi ad abbassare le serrande, ieri si è aggiunta anche la sfilata dell'orgoglio omosessuale. E non in una data qualunque, ma in quello che precede i saldi messi in calendario per il prossimo fine settimana. Giornate in cui i negiozianti hanno già convocato i clienti più affezionati per offrire loro in svendita le ultime collezioni o che sono comunque utilizzate per praticare gli sconti sulla merce invenduta.
E, invece, ieri doveva sfilare il variopinto corteo dei diritti omosex. In tanti, anzi in tantissimi ad affollare vie dello shopping come corso Buenos Aires, ma nessuno che sia entrato ad acquistare. Commessi sfaccendati e proprietari infastiditi dall'ennesima occasione sprecata per risollevare bilanci che ultimamente piangono. Inevitabili le proteste per un settore che sempre più spesso è costretto a pagare il prezzo di un'amministrazione incapace di tutelare i diritti di chi non sfascia le vetrine. O che non è considerata in grado di muovere una massa di voti sufficiente a convincere Palazzo marino ad avere nei suoi confronti una maggiore considerazione. Un'altra occasione sprecata per dimostrare che i diritti di chi piega ogni giorno la schiena (e in silenzio) per contribuire allo sviluppo dell'economia di una città e forse dell'intero Paese hanno lo stesso valore, se non addirittura di più rispetto a minoranze più bellicose, ma molto meno rappresentative della vera realtà della nostra società.