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L'artista Cai Guo-Quiang espone un'opera visionaria Le macchine vinciane costruite con materiali di scarto

Tao ha costruito un sommergibile alto quanto lui e lo conserva, ben nascosto, in un lago: ha paura che qualcuno lo rubi. Li Yuming assembla nella sua drogheria un mini-sommergibile mentre accudisce la moglie malata. Cao ha creato un aereo monoposto con ali fatte da fil di ferro: vorrebbe pagare di tasca sua l'asfaltatura della strada del suo paese, un villaggio sperduto nello Sichuan, perché è convinto che possa decollare alla perfezione. Xiong costruisce piccoli aerei con materiali di scarto: ne ha testati tanti, ma nessuno ancora è in grado di volare per più di 10 metri. Xu Bin ha ideato un oggetto che pare uscito da un film di James Bond prima maniera: sul suo deltaplano essenziale è riuscito a volare (e a far piangere di paura la moglie rimasta a terra). Tao, Lu, Cao, Xiong, Xu Bin sono alcuni dei contadini-inventori le cui opere sono da oggi in mostra grazie alla collaborazione tra il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e la Shanghai International Culture Association. Se nel chiostro del museo c'è una suggestiva installazione che ha richiesto due settimane di lavoro per assemblaggio e una dozzina di operai specializzati è perché Cai Guo-Qiang, 58 anni, uno dei più importanti artisti cinesi viventi, ha ideato un omaggio speciale. «Cai Guo-Qiang: peasant Da Vincis» s'intitola il progetto espositivo (fino al 6 gennaio, da visitare se si hanno bambini anche la sezione didattica). Le opere esposte di questi contadini (peasant) somigliano per molti versi alle meravigliose, spesso inutili, macchine progettate da Leonardo ed esposte nel museo milanese: sono il frutto della creatività umana, della forza del sogno, dalla volontà strenua di fare e immaginare di cambiare il mondo e volare lontano. È l'estetica della meraviglia che interessa a Cai Guo-Quiang: dal 2004 al 2010 l'artista ha viaggiato per nove province cinesi – tornando a casa dopo anni passati in Giappone e negli Usa – alla ricerca di questi personaggi visionari, dalla mente libera e le mani capaci. «Testimoniano la complessità della Cina di oggi: nelle campagne troviamo un nuovo rinascimento», dice.

Cai Guo-Quiang, già Leone d'Oro a Venezia nel '99 e con lavori esposti nei più importanti musei internazionali, ha collezionato le creazioni di questi contadini-visionari e le ha portate in giro per il mondo, con mostre in Brasile e in Giappone. La sua complessa installazione – che comprende anche una portaerei di 24 metri d'altezza – è una riflessione sulla creatività umana. E per spiegarci come si vive in bilico tra un Paese cui si appartiene ma che si ha scelto di lasciare, ci parla di sua nonna: «L'ho sognata spesso, anche a Milano. La Cina per me è come la nonna: la pensi molto, è importante perché è da lì che vieni». E ancora: «Forse colleziono queste cose perché sono opere d'ingegno ricche di fascino o perché nascono dal bisogno di fuga. Forse, a dire il vero, le colleziono perché rappresentano i sogni di contadini del mio Paese e anch'io sono figlio di contadini. Anzi, no: sono io stesso un contadino», Cai Guo-Quiang, jeans, felpa sulle spalle, capelli cortissimi, ti lascia con quel sorriso enigmatico. E ancora mille domande nella testa.