Uccide il figlio e si ammazza Nove anni fa un altro delitto

Moglie e figlia si sono salvate dalla furia dell'uomo Nel 2005 aveva accoltellato a morte un marocchino

Era uscito da pochi mesi, dopo aver scontato 9 anni per aver ammazzato marocchin e ieri Alvarez Rowell, filippino di 43 anni, ha colpito ancora. La sua furia omicida si è scatenata contro i famigliari, aggrediti con un coltellaccio da cucina. Mentre la moglie e la figlia sono riuscite a fuggire, il figlio non ha avuto scampo, colpito da almeno una decina di fendenti. Poi l'assassino ha rivolto l'arma contro di se e al loro arrivo, gli agenti trovano l'asiatico a letto, con il coltello piantato sul collo.

«Non beveva e non si drogava» è riuscita a mormorare la moglie mentre veniva portata via dall'ambulanza. «E non abbiamo neppure litigato, mi ha aggredito a freddo nel sonno». Vale a dire alle 6 del mattino, in un alloggio Aler di largo Caccia Dominioni 1, dove il 10 ottobre 2010 Luca Massari, 45 anni, venne pestato a morte per aver investito un cagnolino. Un delitto innescato dalla proprietaria del cane, Sara Panebianco, a cui hanno poi dato manforte Stefania, Elisabetta e Stefano Citterio e Morris Ciavarella fidanzato di Stefania.

Qui, al quarto piano, abita la famiglia Rowell composta da Alvarez, la moglie Jesusa Coronel, 49 anni, domestica, e i figli, Billy e Jane, 16 e 20 anni, studenti rispettivamente all'alberghiero e al linguistico. L'uomo ha trascorso 9 anni in carcere per aver ammazzato a coltellate, un marocchino durante una rissa per futili motivi in viale Stelvio, il 6 gennaio 2005. Tentò anche la fuga, salendo sul bus con la lama ancora sporca di sangue, ma passeggeri e conducente fuggirono, lasciando solo ad attendere i carabinieri.

Rowell viene scarcerato a giugno, affidato in prova ai servizi sociali, ma non sembra essersi più ripreso da quell'episodio. La moglie lo descriverà molto depresso, forse anche perché non trova un'occupazione fissa e si limita a qualche lavoro saltuario. Niente lascia però prevedere il tragico epilogo: venerdì sera i quattro vanno a letto tranquilli, poi alle 6 la mattanza. La prima a venire colpita a Jesusa, che si sveglia per il dolore delle coltellate inflitte. Grida disperata, i figli accorrono in difesa della madre ma vengono anche loro aggrediti. Madre e figlia, pur ferite e sanguinanti, riescono a fuggire, rifugiarsi dai vicini e dare l'allarme. In breve arrivano le volanti, gli agenti entrano nell'appartamento avvolto nel silenzio. In camera da letto la macabra scoperta. Sul letto Rowell, il coltello piantato sul collo, la mano serrata sull'impugnatura. A terra il ragazzo, trafitto da almeno una decina di coltellate, una sicuramente mortale alla gola.

Le due donne vengono portate in ospedale. La madre al Fatebenefratelli, con ferite su più parti del corpo, la figlia all'Humanitas di Rozzano, con un brutto taglio all'addome. Entrambe non sarebbero in pericolo di vita. La polizia sta cercando di ricostruire il movente. Ma la moglie non ha saputo spiegare il gesto e nessuna indicazione, per esempio un biglietto, è stata trovata per spiegare la furia omicida. Ne i vicini sembrano in grado si aiutare le indagini. Le solite cose: una famiglia tranquilla, mai dato problemi, i genitori si vedevano poco, i ragazzi erano allegri e bravi studenti. Tutto normale, fino a quando ieri qualcosa ha fatto «clic» nella testa di Alvarez.