Uccise il suo avvocato: ergastolo per l'assassino

Non è facile fare l'avvocato penalista a Milano, se alle spalle non hai un grande studio e clienti eccellenti, e se devi arrangiarti tra difese d'ufficio e clienti balordi. La vita faticosa e incasinata dell'avvocato Marianna Spinella si spense la sera del 7 ottobre di sette anni fa, quando nell'androne della sua casa di Redecesio le spararono alla schiena sette colpi di pistola. Ieri, arriva la sentenza che a quella morte dà, se non una chiara spiegazione, almeno un autore: la corte d'assise di Milano condanna all'ergastolo Antonio Ausilio, malavitoso di professione, cliente dell'avvocato Spinella. Cliente, e non solo cliente: perchè se il decalogo dell'avvocato saggio dice di alzare un muro invalicabile tra la vita privata e quella professionale, quella norma Marianna Spinella non l'aveva saputa rispettare. Da questa commistione di rapporti, era nata la brutta storia di droga per cui era finita agli arresti domiciliari. E in quel mix di affetti e di affari, sta probabilmente il motivo che spinse Antonio Ausilio a volerla morta.
Alle sue spalle, pare che l'avvocato avesse anche una di quelle colpe che la mala raramente perdona: un'amicizia troppo affettuosa con la moglie di Ausilio, coltivata mentre l'uomo era in prigione. Ma forse nella sua fine contarono anche ragioni più prosaiche, come la convinzione di Ausilio di essere stato difeso troppo male dalla Spinella, e che i suoi guai giudiziari fossero colpa più degli sbagli dell'avvocato che delle proprie malefatte. E quando la Spinella si era permessa poi di mandargli una parcella di qualche migliaio di euro, Ausilio non ci aveva visto più.
Sul delitto avevano indagato con scrupolo i carabineri, senza approdare alla soluzione, ma raccogliendo una massa di indizi che hanno fatto poi da riscontri alle rivelazioni arrivate a illuminare questa e altre vicende: le dichiarazioni di Luigi Cicalese, rapinatore di professione, che scelse di pentirsi con la Dia, raccontando al pm Celestina Gravina le imprese del clan guidato dal vecchio Pepè Onorato che aveva per quartier generale l'Ebony Bar di via Porpora. Insieme agli affari di Onorato, Cicalese aveva lanciato flash su numerosi altri episodi insoluti della cronaca nera milanese. Come l'omicidio di Moira Piazzola, la donna di Cicalese, ammazzata nel 1986, che il pentito aveva ammesso di avere ordinato dal carcere. E come l'uccisione dell'avvocato Spinella.
Le dichiarazioni di Cicalese hanno avuto alterne fortune nei processi: sono state ritenute credibili nel processo a Onorato, mentre per il delitto Piazzolla non sono bastate a fare condannare l'uomo che veniva indicato come l'esecutore. Ma ora la Corte d'assise ritiene che per la uccisione di Marianna Spinella le accuse di Cicalese (che per il suo ruolo di organizzatore dell'esecuzione si è già beccato una condanna a vent'anni con rito abbreviato) siano sufficientemente sorrette da altre prove da incastrare il principale responsabile, Ausilio.
Così la richiesta di ergastolo avanzata dal pubblico ministero Gaetano Ruta viene accolta in pieno dalla Corte d'assise.