Ultima goccia il droga-party di sabato. Il ruolo del consigliere Mazzali, avvocato degli antagonisti

Un po' la sensazione che il Comune assai gradisse che qualcuno gli togliesse la castagna dal fuoco. Un po' il timore che dentro lo Zam si annidassero non solo allegri squatter ma anche gruppi di violenti. E, alla fine, soprattutto un concreto e forte allarme per il rischio che la vecchia scuola di via Santa Croce crollasse sugli occupanti e sui frequentatori occasionali: in particolare, dopo che nei giorni scorsi il centro sociale aveva richiamato centinaia di giovani e anche di ragazzini nella festa per lo spinello libero.

Sono questi i tre elementi che hanno portato la Procura della Repubblica, con un provvedimento decisamente inconsueto, a prendersi la responsabilità di sequestrare il centro sociale che - in uno dei punti più belli di Milano, tra piazza Sant'Eustorgio e il Parco delle Basiliche - era diventato il simbolo vivente dell'impaccio della giunta Pisapia: costretta per motivi assai concreti (il rischio crollo, ma anche la minaccia di un intervento della Corte dei conti) a cercare di tornare in possesso dello stabile; ma riluttante a entrare in rotta di collisione con un universo di antagonisti che due anni fa ha contribuito al successo elettorale.

Così, all'inizio di giugno, il Comune passa la palla alla Procura. Sul tavolo di Grazia Pradella, sostituto procuratore, arriva la lettera che il capo dell'Ufficio Tecnico del Comune ha inviato al sindaco, dove si dice senza mezzi termini che la struttura dell'ex scuola è a rischio crolli e si chiede esplicitamente che Palazzo Marino provveda a fare sgomberare lo Zam. Pisapia gira la lettera alla Pradella, e la richiesta di aiuto è tanto implicita quanto accorata. In Procura si rendono conto perfettamente di essere chiamati a risolvere una grana che il Comune non può o non vuole risolvere in proprio. Certo, quel carteggio mette a sua volta il pm in condizioni di non poter stare a guardare. Ma la Procura, nonostante le relazioni di buon vicinato, non scalpita dal desiderio di sbrigare la pratica per conto di Pisapia.

La soluzione che a quel punto viene trovata è una «soluzione ponte»: un mese di tempo per dare modo al sindaco e ai «duri» dello Zam di trovare un accordo per un esito morbido della vicenda. Tessitore della trattativa, Mirko Mazzali, avvocato di fiducia della galassia antagonista, ma anche consigliere comunale e presidente della Commissione sicurezza di Palazzo Marino. Fin dall'inizio, però, le reazioni degli occupanti alle offerte di dialogo non sono incoraggianti. Sui siti e sui blog dell'ultrasinistra iniziano a fiorire messaggi assai polemici verso la giunta. E il mese concesso scade senza che di una intesa tra Pisapia e lo Zam si veda neanche l'ombra. Magari la Procura sarebbe disposta a pazientare ancora un po' se non le arrivasse l'eco dettagliata della serata di sabato scorso, la «Thc Fest» organizzata in via Santa Croce: una festa dello spinello non solo illegale in sè, ma estremamente pericolosa. L'idea di centinaia di giovani intenti a ballare su pavimenti pericolanti ha fatto gelare il sangue ai magistrati. E così lunedì è partita la pratica per il sequestro e lo sgombero, per evitare che l'inerzia producesse una tragedia.