Un'associazione di ragazzi insegna ai disabili mentali a essere indipendenti

«Ecco, tutte le volte che andiamo a calcio ti metti la tuta del Milan solo perché sai che sono interista!». Marco, 30 anni, disabile, ci guarda complice e ride. Sta per uscire con Fabio, 32 anni, l'educatore che si occupa di lui ogni giorno insieme a Luca, coinquilino volontario e universitario. Siamo in via Paternò 16, zona Barona, in una delle due case dell'associazione «Handicap... Su la testa!», nata a Milano nel 1989 con un chiaro intento: le persone con disabilità intellettiva vogliono divertirsi e avere una vita impegnata come tutte le altre, e renderle il più possibile autonome risulta un vantaggio anzitutto per loro, anche in previsione di quando si troveranno senza i genitori il più delle volte attenti alle loro necessità.

Un salotto, una cucina, tre stanze da letto e il bagno, per una casa pulita e ordinata (una volta alla settimana viene una signora a sistemare, ma, per essere in mano a due uomini cinque giorni su sette, bisogna ammettere che lo stato di conservazione è più che buono): qui vivono Marco e Luca per l'esperimento di convivenza tra disabili e non, che l'associazione «Handicap, su la testa!» porta avanti da un anno, prima in Italia. Fabio si occupa di Marco ogni giorno, tra attività e casa, in un'organizzazione e un'attenzione continua: «Vado a prenderlo alle 14.30 nel centro diurno in cui Luca lo accompagna alla mattina, dove svolge attività e mangia – dice Fabio - poi al pomeriggio ha un'agenda di altri impegni. Atletica e l'orto che ci hanno affidato davanti a casa. Al lunedì decidiamo il menù della settimana e andiamo a fare la spesa. Insomma, ogni giorno è diverso».

Ore piene per i ragazzi che sono parte di questo nuovo esperimento di convivenza («sono qui da un anno ed è un'esperienza bellissima» dice Marco), eppure l'attività di «Su la testa!» non si ferma alla gestione della casa: ne esiste una seconda in via Gabetti 15 (comprate, con il mutuo, grazie alle donazioni e a finanziamenti di fondazioni private), e la sede, concessa in uso dal Comune, in largo Balestra 1, dove si trova il centro aperto tutti i giorni. Di pomeriggio si organizzano attività per i ragazzi disabili, che pagano una quota di iscrizione - 30 euro - e poi ogni servizio ha una sua retta agevolata.

Ma non è finita: se la casa di via Gabetti 15 è disponibile per esperimenti di autonomia e soggiorni più brevi, come un weekend o una vacanza (sempre ovviamente con un volontario), una volta al mese tutti vanno in pizzeria e passano un weekend fuori Milano (in montagna, al mare, in una città d'arte o in un parco divertimenti). I 60 iscritti, gestiti da 150 volontari tra i 16 e i 35 anni, sono coordinati da uno staff di 4 giovani che ininterrottamente lavora per organizzare il tempo libero dei ragazzi, in modo da insegnare loro la propria autonomia.

L'idea è partita dalla famiglia Minutoli: Cristian volle dare a sua sorella disabile Manuela una maggiore possibilità di divertimento, incontro e autonomia. Ha riunito alcuni amici disabili e non e gli è stato concesso l'uso dello spazio di Largo Balestra: col tempo l'associazione si è ingrandita e il prossimo progetto è aprire un bar organizzato dai disabili. Venti giovani stanno seguendo un corso per imparare a preparare aperitivi, probabilmente da settembre sarà già visitabile il loro spazio che si chiamerà «Uanderfool» all'interno del mercato comunale di via Lorenteggio: «Il locale sarà sempre aperto, a mattino con colazioni, e poi circoli letterari, aperitivi, musica dal vivo e pranzi a tavola fredda» dice Sara, una delle anime di «Su la testa» impegnata tutti i giorni in associazione e lo staff con l'aiuto dei volontari. Per donare il 5x1000 a «Su la testa!» consultare il sito www.handicapsulatesta.org o scrivere alla mail info@handicapsulatesta.org.