Undici detenuti ristrutturano le macchine da bar del caffè

«Second Change Project» è una recente iniziativa voluta dall'azienda Dalla Corte e cooperativa Bee4

Elena Gaiardoni

«Il signor Paolo è stato il primo uomo ricco che mi ha detto una cosa nella vita. Mi ha spiegato che l'ingegno è in ogni essere umano». Brasiliano, 37 anni, Fernando è nel carcere di Bollate da 8 anni; dovrebbe uscire «tra 7-8, ma di preciso non lo so». Alle spalle una storia nera come il caffè, come tutti i detenuti scelti per un nuovo «corso», «Second Chance Project», voluto dall'azienda Dalla Corte srl, che produce macchine da caffè, fondata nel 2001 da Paolo Dalla Corte.

Ai detenuti uno stipendio di mille euro al mese attraverso la cooperativa Bee4, mediatrice tra loro e l'azienda responsabile della retribuzione. Cerimonia di partenza ieri mattina nel carcere a «5 stelle», con i suoi corridoi dipinti, sui quali spicca una riproduzione di «Guernica», gli orologi con le lancette dalle ore sbagliate perché qui «non si può rubare il tempo» commenta Luigi Pagano, provveditore regionale per l'amministrazione penitenziaria in Lombardia. «Second change» significa «seconda possibilità»: una seconda opportunità per i carcerati che grazie al lavoro in un'officina allestita dietro le sbarre iniziano un'esistenza basata sulla dignità e il rispetto di se stessi, ma una seconda vita anche per le macchine del caffè, perché la mansione degli uomini di Bollate sarà di restaurare macchine che hanno una decina d'anni.

Foto di gruppo per la squadra: uomini di varie nazionalità e età. Diversi delitti: uno dei ragazzi è dentro per aver fatto il palo durante una violenza di gruppo. I candidati erano 370, 11 gli scelti attraverso un bando e una selezione. «Sono emozionato. Mi sveglio molto presto al mattino e penso a questi uomini, a come accendere in loro l'entusiasmo verso una macchina per l'espresso che va rimessa a nuovo» dice l'imprenditore. Racconta dell'incontro con Francesco Bernasconi della cooperativa Bee.4 - autrice di iniziative come il call center di H3G - da cui è nata una seconda possibilità anche per il «signor Paolo» stesso. «Ristrutturare è molto costoso, avrei dovuto andare all'estero per potermelo permettere, cosa che non mi piace. Credo nel lavoro in Italia, paese unico al mondo per la sua genialità. Un detenuto mi costa il 45% in meno del lavoro lordo di un operaio, quindi il vantaggio del lavoro in carcere è una ricchezza sociale di interessanti valenze umane e economiche».

L'iniziativa è stata promossa dal Comune di Milano, dall'assessorato alle politiche del lavoro di Cristina Tajani. «Dobbiamo tenere sempre vivo il discorso sulle carceri, che non andrebbero riempite. Il carcere non può essere l'unica pena» ha specificato Pagano, mentre Massimo Parisi, direttore di Bollate, ha incitato «a fare impresa dentro i penitenziari». O, che bello caffè, canterebbe De andrè.

Commenti

fifaus

Gio, 01/12/2016 - 17:05

tutto bene se fossimo in una situazione economica positiva. ma così non è. Forse sarebbe prioritario giungere a un abbattimento del costo del lavoro.Forse ci sarebbe qualche opportunità in più per impegnare le persone prima che commettano reato..