Uomo trovato impiccato in una cabina telefonica

Un clochard si è tolto la vita con il filo della cornetta A dare l'allarme è stato un passante. Inutili i soccorsi

Come forma di suicidio è passato alla storia come «impiccagione alla Condé» dal nome dell'aristocratico che l'avrebbe «inaugurata» nel 1830. Consiste nell'infilare il collo in un cappio agganciato a un supporto molto basso e poi lasciarsi andare in una posizione pressoché seduta. Un illustre precedente di cui difficilmente deve essere stato a conoscenza il clochard polacco, trovato senza vita all'interno di una cabina del telefono. Con il filo della cornetta, usata come corda.

La scoperta è stata fatta ieri poco dopo le 6 da un passante molto mattiniero mentre stava attraversando largo La Foppa, dunque un punto centralissimo della città. Nell'unica cabina del telefono, c'era il corpo di un uomo apparentemente addormentato in posizione seduta. Il passante, incuriosito, si è avvicinato, e ha notato il filo della cornetta attorno al collo. Ha così capito che non si trattava di un ubriaco scivolato a terra e ha chiamato la polizia.

Dopo pochi istanti sul luogo sono arrivate le volanti e le ambulanze del 118. Per i soccorsi era però troppo tardi, l'uomo era morto ormai da diverso tempo. Con molta delicatezza la vittima è stata liberata dall'improvvisato cappio e deposta a terra. Gli agenti gli hanno frugato in tasca, scovando una carta d'identità polacca, intestata a un signore nato in quella lontana e fredda terra nel 1974. Una prima analisi del corpo effettuata dal medico legale, escluderebbe segni di violenza sul corpo, come del resto mancano tracce di colluttazione all'interno della cabina. Molto difficile che qualcuno abbia ucciso in una maniera così contorta un proprio nemico, per di più senza lasciare indizi. Quindi alla fine la vicenda è stata rubrica alla voce «suicidio» dalla questura. Gli investigatori hanno poi fatto anche una breve indagine sul clochard, scoprendo come si trattasse di una persona assolutamente innocua e priva di precedenti. Arrivato chissà quando dalla Polonia, viveva di espedienti. O meglio sopravviveva, come centinaia di altri senza tetto, dividendosi tra dormitori e mense pubbliche, notti all'addiaccio ed elemosine.

Una vita di cui l'uomo deve averne avuto abbastanza, tanto di decidere di concluderla in maniera così drammatica. Scegliendo un sistema inusuale, ma con un illustre precedente in Luigi Enrico di Borbone, Principe di Condé, da cui ha appunto preso il nome. Solitamente infatti l'impiccato, usa agganciare la fune a un altezza tale che, lasciandosi andare, i piedi non possano toccare terra. Il principe di Condé venne invece trovato il 27 agosto 1830 con un fune agganciata alla finestra della sua camera da letto nel castello di Saint-Leu, con il bacino che sfiorava il pavimento. Un metodo talmente strano da causare molte illazioni, dall'omicidio alla messa in scena per camuffare l'incidente durante un gioco erotico. Ipotesi che evidentemente hanno ben poco a che fare con il povero clochard, evidentemente stanco della sua grama esistenza.