Valentina: «Non volevo ucciderlo»

La donna accusata dell'omicidio del compagno oggi ascoltata dal gip per la convalida dell'arresto

Cristina BassiSarà l'interrogatorio per la convalida dell'arresto davanti al gip previsto per questa mattina a dire qualcosa di più sulla tragica lite di via Filippo Carcano. Valentina Aguzzi, arrestata sabato pomeriggio per omicidio, è già stata sentita a lungo nelle ore successive ai fatti dagli agenti dell'Ufficio prevenzione generale della Questura. Ma era in un tale stato di choc che il racconto che ha fatto agli inquirenti non è sufficiente per ricostruire l'accaduto. E soprattutto per stabilire se la donna volesse o meno uccidere il compagno, Mauro Sorboli, colpito a una gamba con una piccola katana che gli ha reciso l'arteria femorale e l'ha portato alla morte in pochi minuti. Il pm Roberta Colangelo, che coordina le indagini, ha chiesto appunto la convalida dell'arresto. L'ipotesi di reato rimane quella più grave: omicidio volontario. Potrebbe essere ipotizzato in aggiunta il dolo eventuale. Altri punti fermi potranno arrivare dall'autopsia, che in questo caso dovrà stabilire la reale entità della ferita inferta. Dai primi accertamenti infatti è sembrata profonda e quindi l'intenzione della Aguzzi sarebbe stata la peggiore. Ma solo da un esame approfondito si saprà se è così. Sulla carta, la volontà di uccidere qualcuno non viene messa in atto colpendolo a una gamba, dove al massimo si possono procurare lesioni. Piuttosto al collo, alla testa, al petto o allo stomaco. Questa teoria combacerebbe con i primi racconti della donna, che ha dichiarato di non voler uccidere il convivente. Di aver provato a tamponare la ferita prima di chiamare il 118. L'ennesima lite, scoppiata pare per gli insulti di Sorboli verso la compagna, sarebbe sfuggita di mano alla 44enne. L'uomo, disoccupato e spesso ubriaco, avrebbe ignorato le minacce di lei di tagliarsi con la spada giapponese. Questo avrebbe portato la donna a perdere il controllo e a rivolgere l'arma contro la vittima. Non potendo prevedere di centrare con il colpo poco sopra il ginocchio l'arteria. Secondo i racconti dei vicini, i litigi della coppia erano frequenti. I due convivevano da un anno - non hanno figli - e le loro grida non erano una novità. Anche se non c'erano state denunce per violenze o maltrattamenti. I condomini hanno anche raccontato che il 40enne raccoglieva armi esotiche o antiche: la spada usata per l'omicidio faceva parte della sua collezione. E che si ubriacava in un locale sotto casa, la Trattoria del Jazz. «Forse la fidanzata si è solo difesa», ha azzardato una residente del palazzo di fronte. La Aguzzi non ha precedenti penali. Lavora come web designer in una casa discografica milanese. Dopo essere stata interrogata dalla polizia ha avuto un malore ed è stata portata al Fatebenefratelli. La vittima aveva qualche precedente per droga e rissa, viveva di rendita nel piccolo appartamento di sua proprietà. Toccherà al gip stabilire se la sua compagna voleva davvero ucciderlo.