La valvola trovata chiusa: "Micaela si è accorta del gas"

La moglie di Pellicanò avrebbe provato a evitare la tragedia, ma poi è stata investita dall'esplosione

La mattina del 12 giugno scorso, pochi minuti prima delle 9, Micaela Masella si è svegliata nella casa di via Brioschi che ancora condivideva col marito e le sue bambine di 7 e 11 anni. Anche se i coniugi erano di fatto separati. Ha sentito un forte odore di gas e d'istinto ha chiuso la valvola sotto la cucina. Ma purtroppo non ha fatto in tempo a rendersi conto del reale pericolo - l'appartamento era saturo di ben 47 metri cubi di metano - e ad aprire la finestra. L'esplosione innescata non è accertato se da un interruttore della luce oppure, è un'altra ipotesi, dal motore del frigorifero l'ha travolta scaraventandola fuori oltre il cortile e uccidendola.

È questo lo scenario descritto dagli inquirenti, dopo che il tubo flessibile della cucina è sì stato trovato svitato, ma il rubinetto è risultato chiuso. Un elemento quest'ultimo che in un primo momento aveva portato a ipotizzare che la fuga di gas fosse partita dall'appartamento di Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, i due fidanzati marchigiani anche loro morti nello scoppio. Ora del disastro è accusato, indagato per strage, il marito di Micaela, Giuseppe Pellicanò, ricoverato per le ustioni al Niguarda insieme alle figlie. Avrebbe causato volontariamente la fuga di gas, svitando il tubo nella notte con l'intento di morire con tutta la famiglia.Non sarebbe stato capace di accettare l'imminente trasferimento della moglie a casa dell'attuale compagno. Circostanza di cui avrebbe avuto conferma spiando le mail di lei.

Le esplosioni sarebbero state due in rapida successione. Le indagini, coordinate dal pm Elio Ramondini e dall'aggiunto Nunzia Gatto, avrebbero rilevato due punti in cui la soletta è stata piegata verso l'alto dall'onda d'urto: vicino all'ingresso e in cucina. Pellicanò non è ancora stato sentito. La sua prognosi resta riservata, anche se per l'interrogatorio non sarà necessario aspettare che lasci l'ospedale. «Ha ricevuto l'avviso di garanzia - spiega il suo legale Giorgio Perroni -, ma non è nelle condizioni di rendersi conto delle accuse». La Procura non conferma le indiscrezioni secondo cui l'uomo avrebbe provato a ripararsi dall'esplosione con un materasso. Difficile stabilirlo, si spiega. Conferma invece il picco anomalo nei consumi di gas in una delle notti precedenti al disastro in cui Pellicanò era da solo in casa. Un tentativo di morire poi fallito? O una «prova generale» del gesto estremo che farebbe pensare alla premeditazione? Intanto ieri Ramondini ha conferito l'incarico tecnico all'ingegner Livio Colombo. Il perito dovrà analizzare l'impianto e il tubo manomesso. Colombo avrà due mesi da venerdì per depositare i risultati. La Scientifica invece cercherà tracce biologiche e impronte digitali. Anche l'indagato e le parti lese parteciperanno ai rilievi, attraverso i propri consulenti. Per Pellicanò ci sarà il professor Paolo Centola, mentre i familiari di Micaela, assistita dagli avvocati Franco Rossi Galante e Antonella Calcaterra, si affideranno all'ingegner Massimo Bardazza, che si è già occupato delle esplosioni di via Lomellina (2006) e viale Monza (1994). Lo stesso esperto è stato scelto da Danilo Bompadre e Paola De Pascalis, legali delle famiglie dei giovani morti.