Van Aert porta a Colnago il mondiale numero 53

Il belga iridato a Zolder in visita a Cambiago: «Qui c'è la storia del ciclismo»

La faccia è di quella pulite, da ragazzo per bene, che piacciono tanto all'Ernesto: «Pane, salame e pedalare, questo qui è uno che va lontano...». E Colnago capisce al volo quando la stoffa è buona. Wout Van Aert, 21 anni che sembrano quattro in meno, di classe ne ha da vendere. A gennaio a Zolder in Belgio si è laureato campione del mondo di ciclocross ma nella scorsa stagione ha vinto 18 delle 36 gare che ha corso: la metà. E non gare di strapaese ma una coppa del mondo, un superprestige e il titolo nazionale belga. E infatti dalle sue parti, dove la bici è più sport nazionale del calcio, lo fermano per strada: «Sì, da quando ho vinto il titolo mondiale.- racconta- la vita mi è cambiata parecchio. Mi fermano per strada per chiedermi foto e autografi. Faccio fatica a far la spesa al supermercato...». Un'altra storia. Un po' come quella che Van Aert ha toccato con mano ieri pomeriggio visitando lo stabilimento Colnago a Cambiago: «Ho voluto che venisse qui- racconta Colnago- perchè capisse che noi le bici e i telai non li facciamo chissà dove. Ma li produciamo qui da sempre. Si è meravigliato perchè facciamo tutto a mano, cento bici al giorno. Diciamo che questa è la nostra forza...». Un pomeriggio tra tubi di carbonio, presse, forcelle e pedivelle. Ma anche tra le biciclette che hanno fatto la storia di un'azienda e di un Paese, esposte nel museo privato dei Colnago. «Sono emozionato -racconta Van Aert ai giornalisti- e mi rendo conto che il mio mondiale qui dentro è solo una piccola cosa. Perchè qui c'è la storia del ciclismo». Un romanzo infinito. Dalle bici dei record dell'ora alle prime bici da crono con le ruote lenticolari «bocciate» dall'Uci perchè troppo tecnologiche. Dalle bici delle vittorie di Franco Ballerini alla Roubaix a quella del mondiale di Goodwood di Beppe Saronni. «Quando mi hanno chiesto di fare la squadra per questo ragazzo- raconta Colnago- non ho avuto dubbi. E infatti è arrivato il titolo mondiale». Che fanno 53, perchè tanti sono i campionati vinti con le bici del Quadrifoglio. Ora la storia continua. E a scriverne altre pagine potrebbe essere proprio questo ragazzo fiammingo dalla faccia pulita: «Però il prossimo anno sarà più dura- spiega- Perchè adesso mi aspettano tutti. Io correre in strada? L'ho già fatto in un campionato nazionale. Ma per ora continuo con il cross».ARuz