Van De Sfroos a San Siro: «Siamo tornati al Medioevo»

Il cantautore «laghée» apre la stagione live al Meazza Stasera stadio blindato e controlli. «Felice di suonare»

Da quel lago, cantato sopra e sotto la sua superficie, non necessariamente d'acqua, di strada ne ha fatta. Spesso e volentieri per raccontare il suo mondo è sceso a Milano, nella grande città dove lui e la sua gente, il popolo che lo ascolta da sempre e che nel suo linguaggio si riconosce immancabilmente, non si sentiranno mai del tutto a proprio agio. Milano è grande, Milano corre, Milano urla. A questi pensieri giusto alla vigilia dello storico concerto che terrà stasera allo Stadio San Siro (ore 20.30, ingresso 59,80-47,84 euro, info 393.83.14.435) Davide Van De Sfroos forse ne aggiungerà uno più ansiogeno: la sicurezza del suo pubblico.

Il cantautore laghée di concerti in città ne ha fatti: nel 2008 e nel 2012 ha stipato di gente il Forum di Assago, mentre il 25 marzo scorso, giusto a San Siro, ha cantato due brani in occasione dell'incontro con papa Francesco. Ma le ultime settimane hanno raccontato a noi occidentali una brutta storia: quella di una sicurezza pubblica minacciata, per i turisti nelle strade e per gli appassionati di musica pop nei concerti, diventati bersaglio sensibile del terrorismo radicale islamico come è avvenuto a Manchster per il live di Ariana Grande.

Dal Comune, anche per il concerto della Filarmonica della Scala in piazza Duomo domenica prossima, ribadiscono la massima attenzione, intonano il mantra del «protocollo del 2013» e dell'allerta nell'accesso alle aree del concerto. Davide Van De Sfroos, però, fa il suo mestiere, che è quello di portare musica e gioia a un pubblico che, c'è da prevedere, calerà in massa dalle valli lariane e bergamasche per ascoltare il suo cantautorato pop, folk, blues, reggae, country. Al massimo ti dice: «Sembriamo tornati al Medioevo, al tempo delle guerre di religione». Poi però emergono pensieri più sereni: «Non vedo l'ora di essere su quel palco». Sul quale, insieme a Van De Sfroos, ci saranno tre band, scelte per accompagnarlo negli oltre trenta brani e tre ore di concerto: i rodati Shiver (country, con lui nell'ultimo tour), i Luf (folk) e la Gnola Band (rock blues). Prove fino al giorno prima, perché un palco di 80 metri quadrati può toglierti la bussola anche se «le prove servono, dopo però c'è la variabile pubblico, la gente ti cambia tutto».

Davanti a quella gente nel pomeriggio, prima del suo live, suoneranno tre giovani band selezionate tra 70 gruppi del circuito oratoriale. L'esperienza di San Siro è di quelle che restano, un po' come quella, curiosa, di reinterpretare i suoi brani in veste sinfonica: avvenne ai tempi di Syfuniia quando Van De Sfroos incise quattordici dei suoi brani più rappresentativi con l'ausilio della Bulgarian National Radio Simphony Orchestra. «Quello fu un modo per festeggiare i miei 50 anni - spiega - e anche per toccare un vertice. Forse ho anche esagerato, ma è stato bello. Ma non è che mi sia montato la testa, né ho intenzione di vivere, per dire così, in parrucca e frac». Nemmeno San Siro, è la sensazione, farà montare la testa al genuino Van De Sfroos.

Commenti

mariod6

Dom, 11/06/2017 - 12:02

Non siamo noi nel Medioevo, lo sono i caproni mussulmani con la loro Egira, 1600 e qualcosa, la loro religione e la loro cultura è ancora indietro di 400 anni. E li vogliamo integrare ?? Dove ?? Gli occidentali hanno messo alle spalle da 400 anni l'inquisizione e la caccia alle streghe, i caproni ci sono dentro in pieno proprio adesso.