Vandalizzate 36 vetrine in via della Spiga

Alla Digos il dubbio resta. «Anche se un gesto con una connotazione di tipo politico avrebbe richiesto messaggi molto più chiari, precisi. Altrimenti resta svuotato di un vero significato e l’obiettivo che si vuole colpire non viene centrato a dovere. Una frase come Fuck off cops, diciamolo, la può scrivere chiunque. Anche un semplice vandalo. Certo: quando riusciremo a focalizzarne bene il viso, sui fotogrammi, se appartiene a qualche area politica non ci sfugge di certo, lo riconosciamo immediatamente».
Vandalo. Stressato. Ubriacone. Certo barcollava vistosamente, come mostrano le immagini delle telecamere, il ragazzo alto e magro che ieri all’alba (erano le 4), usando un oggetto - un punteruolo, ma forse anche un cuneo in fibra di carbonio o un cacciavite - ha danneggiato irreparabilmente ben 36 vetrine delle lussuose boutique di via della Spiga e via Sant’Andrea, sicuramente tra le più importanti del quadrilatero della moda. I vetri incisi, infatti, stavolta non si potranno pulire con la pomice e dovranno essere tutti sostituiti. «Una vetrina intera pesa in tutto dai 5 ai 7 quintali perché è antiproiettile. E per tirala giù bisogna agganciarla con delle ventose particolari» ci spiega un commessa. «Ma lo sa cosa costa una vetrina cosi? Qui si parla di danni per diverse decine di migliaia di euro».
La più danneggiata è sicuramente la griffe Dolce&Gabbana. Gli stilisti Domenico e Stefano ci hanno rimesso infatti in tutto ben 14 vetrine, tra quelle dell’abbigliamento e degli accessori.
Tuttavia il vandalo non ha risparmiato nemmeno Ferré, Tod’s, Miu Miu, Tiffany, Bang e Olufsen, Serapian, Ballantine, Colombo, Fac, Roberto Botticelli e il colosso della camiceria a buon mercato 7 Camicie. Le vetrate di Giò Moretti, Franck Muller, ma anche Sport Max, Pollini e Rivolta, invece, sono rimaste senza un graffio.
Le scritte, a parte appunto Fuck all cops, non hanno alcun significato. Bleat e Ocr non vogliono dire nulla. Solo Clsk sarebbe la tag, la firma, di un famoso gruppo di graffitari che però la polizia non ritiene abbiano una diretta relazione col fatto. Ieri mattina, dalle 9.30 in avanti, man mano che si apprestavano ad aprire i negozi, i titolari, i commessi, accortisi del danneggiamento, hanno cominciato ad avvertire le forze dell’ordine.
Dalle immagini delle telecamere si intuisce che l’autore del gesto - messo a segno nel luogo probabilmente più controllato di Milano, tra occhi elettronici e sistemi d’allarme - non si regge in piedi. Addirittura l’oggetto che utilizza per rovinare le vetrine, gli cade più e più volte. Al punto che il giovane è «costretto» a rimanere lì, rischiando di finire in manette in una manciata di attimi, almeno venti minuti. Indisturbato.
«Era quasi sicuramente in preda all’alcol» sono concordi a dire gli investigatori della questura che hanno visto le immagini. Così come la convinzione generale è che la politica non c’entri. Però, in questa fase di garndi tensioni sociali, ogni conclusione definitiva è considerata prematura.