La vedova milanese di 35 anni che fu strangolata col suo slip

L'indecifrabile delitto di Gabriella Bisi trovata morta tra Chiavari e Rapallo dove stava trascorrendo le ferie

È particolare la collina delle Grazie. Brulla, isolata, nessuna costruzione intorno, lontano dalla strada, meta ideale per le coppiette. Poco sotto c'è il Tigullio Rocks, una terrazza naturale che mostra la potenza e la bellezza del Golfo del Tigullio dal Monte di Portofino a Sestri Levante. Non si capita per caso e il 13 agosto 1987 arriva la polizia. C'è chi azzarda una segnalazione anonima, chi sostiene che due operai abbiano chiamato il 113, ma di misteri questa storia è piena. Sta di fatto che viene rinvenuto, nascosto da un cespuglio, il cadavere di una donna in avanzato stato di decomposizione; il viso sembra bruciato e su di esso risaltano ciuffi di capelli. Rossi come quelli di una milanese, architetto, 35 anni, scomparsa la domenica precedente dalla casa di Rapallo dove si trovava in vacanza.

Lei è Gabriella Bisi e sembrerebbe condurre una vita trasparente; lavoro, amici, un amante con cui intrattiene una relazione piuttosto libera sarà il primo sospettato, uscirà immediatamente dalla storia potendo fornire un alibi più che solido per la sera maledetta - nessun problema apparente. La donna, riconosciuta il giorno successivo al ritrovamento dal padre, Giuseppe, in un primo momento sembra essere stata uccisa altrove e successivamente trasportata sulla collina; ma le indagini dimostreranno che la realtà è diversa. Gabriella è stata strangolata lì, con gli slip neri del suo costume. In seguito si appurerà che sono stati sfilati senza violenza, quindi in maniera condiscendente e poi stretti intorno al collo con l'aiuto di un pezzo di robinia, in una sorta di garrota rudimentale. L'autopsia stabilirà che il killer ha ruotato quello strumento perlomeno una ventina di volte prima di sfondare la carotide della donna e provocarne la morte per soffocamento. Ma perché la Bisi si trova lì? E quali tappe la portano a quel destino spaventoso?

Gabriella giunge a Rapallo, nella casa di famiglia, sabato 1 agosto e parcheggia la Fiat 127 in via Sage, pochi passi dal portone d'ingresso di via dei Pini 8; trascorre la serata e la nottata con Mauro Gandini, l'amante di cui sopra, imprenditore alberghiero piuttosto conosciuto in zona. La mattina di domenica lui l'accompagna da una sua amica, Cristina Patrini, con la quale trascorrerà la giornata; alle due si aggiungono Paola Roveda e la mamma della Patrini. In compagnia di Cristina e Paola, Gabriella partirà per Ponza il sabato successivo; quale miglior occasione per pianificare il viaggio del quale la donna è entusiasta. Nel pomeriggio arrivano due chiamate al telefono della villa di Cristina Patrini per Gabriella, entrambe dal Gandini come lei stessa riferirà alle amiche. Nella prima l'amante le dice che non potranno passare la serata insieme per impegni mondani ai quali Mauro non può sottrarsi, nella seconda si scusa per il contrattempo confermando l'impossibilità dell'incontro.

Gabriella non resta turbata e si accorda con Cristina e Paola per cenare insieme ad altri amici alla trattoria «Da Paladini»; però vuole tornare a casa per cambiarsi. Prima di lasciare la villa fa una doccia, indossa una gonna nera e una maglietta a pois bianchi, il costume nero col quale verrà poi strangolata. Cristina si offre di accompagnarla, lei declina. Dice di prendere la corriera, male che vada farà l'autostop. Quest'ultima frase lascia perplesse le amiche che pensano a una battuta; Gabriella è una donna ordinata, metodica, attenta a se stessa ed alle compagnie che frequenta, quindi l'idea che possa salire sulla macchina di uno sconosciuto è quantomeno bizzarra. In realtà la Bisi arriva alla fermata della corriera. A confermarlo sono due turisti ai quali ha domandato un passaggio, ma questi erano diretti a Chiavari - direzione opposta a quella della Bisi perciò è evidente che la donna ha perso il pullman. O almeno così sembra; nessun autista si ricorda di lei, che certo non passava inosservata. Qui cala il mistero, squarciato da isolate luci.

Intorno alle 22 gli amici di Gabriella, preoccupati del ritardo perché la donna è sempre puntuale e d'abitudine avverte in caso di cambi di programma, provano ripetutamente a chiamare casa. Non esistono cellulari, sms, whatsapp, internet. Quando i miseri vengono portati alla luce, la polizia si reca in via dei Pini e, seppur apparentemente sia tutto in ordine, ci sono particolari che lasciano perplessi gli inquirenti. La porta di casa non è chiusa a chiave, come se qualcuno se la fosse semplicemente tirata dietro e Gabriella fosse uscita di corsa o per raggiungere un conoscente per un saluto fugace, un abbraccio, una parola.

Con chi si è incontrata? Che cosa l'ha portata fuori casa all'improvviso? E cosa ci fanno due milioni in contanti sul tavolo del tinello? La donna sarebbe dovuta partire per Ponza con le amiche, ma perché lasciare tutti quei soldi in bella vista, alla mercé di un qualsiasi ladruncolo? Il mistero si infittisce perché l'ipotesi che Gabriella non sia mai arrivata a casa quella domenica sera vacilla. In casa gli investigatori trovano uno scontrino, battuto proprio nel tardo pomeriggio di domenica e una tazzina da caffè piena a metà, oltre a un pacchetto di biscotti aperto e alla sveglia puntata per le 8,10 di lunedì. Soprattutto, un fatto è inquietante e non poco. Gabriella Bisi era molto attenta a chi frequentava. È pertanto poco credibile l'ipotesi del passaggio chiesto a uno sconosciuto, poi rivelatosi un maniaco omicida. Ciò spiegherebbe che la donna conosceva il suo assassino e nemmeno in modo superficiale, considerando dove è stata trovata morta. Molti gli interrogatori, molti gli amici passati davanti agli inquirenti senza risultato. Un buio temporale mai squarciato, una serie di ipotesi senza soluzione finale, finché il caso viene definitivamente archiviato nel 1990. Certo, di tanto in tanto i fatti riaffiorano, come in tanti famigerati thriller; ma ancora oggi tutte le domande poste non hanno avuto risposta. Restano anzi inalterate in un faldone stipato in qualche cassetto della procura. E chi ha ucciso barbaramente Gabriella è ancora libero. E impunito.

(1 - continua)