Veglia in Sant'Ambrogio per dire no alla guerra

Sabato sera fuori dagli schemi. Una serata speciale, dedicata al digiuno e alla preghiera per la pace in Siria. Sant'Ambrogio è rimasta aperta fino a mezzanotte per permettere ai fedeli riuniti con il cardinale Angelo Scola di chiedere a Dio il dono della pace. Già prima dell'inizio della veglia la basilica era piena, così come il cortile (in tutto 4mila persone). Ma anche le altre chiese sono rimaste aperte fino a tardi in tutta la Diocesi, per rispondere all'appello di Papa Francesco, che all'Angelus del 1° settembre ha invocato: «Scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato». Le parole del Papa sono risuonate in Sant'Ambrogio, lette dall'arcivescovo, che ha guidato la preghiera notturna. Testi accorati. L'orazione: «O Dio, sei tu la nostra pace, ma non ti può comprendere chi semina discordia, e non ti può accogliere chi ama la violenza». E l'età dell'oro del profeta Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci». Le Beatitudini secondo Matteo, dove l'accento questa sera è su «beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Si prega con Giovanni Paolo II: «Tu hai progetti di pace e non di afflizione, condanni le guerre e abbatti l'orgoglio dei violenti». Ancora Papa Wojtyla: «Mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza, minaccia per le tue creature in cielo in terra e in mare». L'arcivescovo aveva spiegato nei giorni scorsi il senso della preghiera eccezionale e del digiuno. «Una punta straordinaria che deve pervadere tutto l'ordinario della nostra vita» aveva detto. Un momento straordinario, voluto dal Papa. L'obiettivo: «Essere uomini di pace, che la pace sia praticata da ognuno di noi come criterio quotidiano di relazione con Dio e con il prossimo». Secondo il cardinale, «l'uomo è veramente un paradosso: noi tutti abbiamo un bisogno di pace nel cuore eppure con tanta facilità veniamo meno». L'arcivescovo ha poi ricordato le guerre dimenticate, come il Congo. Con un pensiero speciale «ai tanti cristiani che subiscono anche il martirio fisico per professare la loro fede». Ci sono i rappresentanti delle chiese ortodosse e il presidente delle Acli Gianni Bottalico. C'è il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, con la moglie. Arrivano i politici locali. Partecipa alla veglia, e al digiuno, il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, arrivato in sant'Ambrogio dal congresso del Partito comunista. Tutt'altro che un habitué di questi avvenimenti «ma il tema mi coinvolge». Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale, veglia e digiuna in Sardegna, dove sta concludendo le vacanze. Ma dialoga con i suoi su internet: «La pace non è l'assenza della guerra. La pace è una costruzione che richiede forza e sacrificio. È più impegnativo fare la pace che fare la guerra. Anche per questo l'uomo è sempre tentato dalla scorciatoia delle armi. Non si può invocare la pace per il mondo intero e non riuscire a farla con il proprio vicino». La pace alla prova più concreta.