Vendetta dopo 8 anni Esce dal carcere e spara al complice

Due realtà antitetiche, due mondi incompatibili. Da una parte Paolo Leone, 62 anni, un pregiudicato, criminale autentico, che non si sarebbe pentito mai, a costo di passare il resto della vita in carcere; dall'altra il suo ex complice e coetaneo Giuseppe Lombardo, beneventano, pregiudicato pure lui, già leader milanese del traffico di cocaina che, ancora prima di «finire al gabbio», come si dice nel mondo della mala, aveva deciso di collaborare con le autorità. I due non si amano, è chiaro. Da quando poi il secondo ha fatto ai carabinieri il nome di Leone obbligandolo a scontare 8 anni di carcere (mentre lui dopo un mese esce dalla galera), la linea che divide buoni e cattivi, gli infami dai «puri», diventa sempre più netta, più spessa, insormontabile. Per questo ieri mattina Leone - che vive a Sedriano, dove ha scontato i domiciliari da aprile, quando è uscito dal carcere, a settembre scorso - ha aspettato l'ex socio in affari davanti al cancello dell'azienda edile di Corbetta - dove lavora la moglie di Lombardo - con il preciso intento di ucciderlo.Gli ha sparato tre colpi in faccia, quindi è risalito in auto, una Lancia Y, si è recato direttamente al carcere di Opera e si è costituito. «Ho appena ammazzato uno a Corbetta, ero andato in galera per colpa sua».Nel settembre Lombardo era stato coinvolto in un giro di cocaina che dalla Francia ha portato gli investigatori nell'hinterland milanese. L'indagine era partita dal sequestro di 10 chili di cocaina trovati a Parigi in un grosso giro di traffico internazionale di stupefacenti addosso a un insospettabile uomo di Abbiategrasso. Questo arresto aveva fatto scattare l'operazione «Donnie Brasco», nella quale due marescialli del nucleo investigativo di Milano si erano infiltrati in un'organizzazione di trafficanti con base nel milanese, vivendo per mesi sotto copertura e riuscendo così a smantellare la gang. Tra i componenti della banda oltre a Lombardo, che uscì un mese dopo dal carcere con le «stimmate» del pentito, c'era anche il suo assalitore di ieri, Paolo Leone, invece, che di anni di carcere per la medesima indagine se ne fa 8. Dettaglio che ha sottolineato ai carabinieri della compagnia di Abbiategrasso e del nucleo investigativo di Milano dopo essersi costituito. Ieri mattina Giuseppe Lombardo, che era attualmente affidato ai servizi sociali, stava accompagnando la moglie in macchina all'interno dello stabile della ditta De Vecchi in via Milano 63. La signora, che lavora come donna delle pulizie e badante per il titolare, è scesa dalla vettura, Lombardo ha fatto manovra dirigendosi verso il cancello di uscita, ma ha trovato davanti a sé Leone a bordo di una Lancia Y. Leone è sceso dalla sua macchina, ha camminato attorno all'auto di Lombardo da dietro, ha aperto lo sportello e dopo avergli sparato è salito a bordo della sua Lancia Y ed è fuggito.Giuseppe Lombardo è stato medicato per i profondi e sanguinanti colpi al volto prima di essere trasportato in elicottero all'ospedale Niguarda. Dalla tac al collo effettuata prima di entrare in sala operatoria al sono emersi tre fori al collo e uno all'orecchio: probabilmente il terzo è stato causato dalla fuoriuscita del proiettile. Anche dopo l'intervento la prognosi del pregiudicato resta riservata e le sue condizioni critiche: la lingua è lacerata, e la ferita al palato è grave.