«La vera forza di Parisi? Riesce a parlare al cuore della gente»

La conduttrice racconta la scintilla che l'ha guidata alla festa del candidato

Mimmo di Marzio

«È stata una magnifica festa, in stile anni '80, e l'ironia di qualche giornale che ha parlato di pubblico da Isola dei famosi la rispedisco al mittente...». Mara Venier è sul Freccia Rossa di ritorno a Roma, dopo la grande notte milanese del popolo di Parisi che l'ha vista nel ruolo di madrina e intervistatrice politica. «Un ruolo per me inedito, ma che ho accettato volentieri per l'empatia soprattutto umana nei confronti di Parisi».

La scintilla è scoccata di recente, ad una cena nella sua casa milanese.

«In realtà il candidato del centrodestra mi ha ricordato che ci eravamo già conosciuti tanti anni fa a New York, ai tempi in cui ero ancora legata a Renzo Arbore. L'altra sera è venuto a casa mia con alcuni amici e mi ha molto colpito per la sua autenticità e signorilità. È uno che parla con il cuore e io mi fido molto del mio istinto, gli ho detto che non sembra neppure un politico...».

Conosceva già il suo programma?

«Sì, e anche quello di Sala. Io voto a Roma, ma vivo tanto la vostra città perchè mio marito è milanese. Trovo che la forza politica di Parisi sia la sua chiarezza, quella con cui parla alla gente, dote che gli hanno permesso un miracolo al primo turno, visto che partiva svantaggiatissimo rispetto a Sala che era un volto noto».

Durante l'intervista alla festa del Fabrique che temi avete trattato?

«È stata una chiacchierata breve e abbiamo affrontato argomenti molto vicini alla gente, come la sicurezza, l'immigrazione e l'inquinamento. Ma lui ha raccontato con sincerità anche il suo lato privato, ad esempio la contrarietà di sua moglie alla candidatura. Ma c'è una cosa che l'altra sera mi ha colpito più di tutte».

Quale?

«Il calore e l'affetto del pubblico nei suoi confronti. Non sembrava neppure una festa politica, c'era tanta gente di più generazioni...».

È servito a stemperare i toni che negli ultimi giorni si sono fatti un po' aspri?

«Devo dire non per colpa di Parisi. Anzi, gli riconosco il grande merito di non raccogliere le provocazioni che sono fioccate dall'altra parte...».

L'altra sera anche Sala era festeggiato dai soliti radical chic della sinistra: Salvatores, Finardi...

«Già, e pensare che Sala era un uomo della Moratti che è una mia grandissima amica. Ma del resto anche io sono stata sessantottina, solo che parliamo di quarant'anni fa...».

Loro sostengono che Sala è il futuro e Parisi il passato.

«Ma è esattamente il contrario. Scusi, chi sono stati i grandi sindaci innovatori di Milano? Albertini e la Moratti. Pisapia che cos'ha fatto se non portare a compimento il volano di Expo che è opera di Letizia? Parisi è un uomo fortemente progettuale e inoltre, a differenza di Sala, sottolinea la propria autonomia».

A Milano come a Roma, oggi la sinistra prende più voti nei quartieri ricchi, non le pare un paradosso?

«Eccome, è un segnale di come tutto si sia capovolto, altro che intellettuali radical chic. Aveva ragione da vendere il grandissimo Gaber quando cantava cos'è la destra, cos'è la sinistra...».

Parisi invece ha fatto il pieno nelle periferie...

«Appunto, dimostra che sa parlare al cuore della gente. E le periferie sono i luoghi dove i problemi legati alla sicurezza e alla casa sono più eclatanti, il disagio è più sentito».

Che cosa augura a Milano?

«Di diventare davvero una grande capitale europea. Le manca ancora qualcosa e il rischio è che, finito Expo, si sieda sugli allori».