Verdi a Milano: la città segreta culla del Maestro

È a Giuseppe Verdi che si deve il fatto di avere trasformato il Teatro della Scala nel più importante teatro del mondo. È pur vero che Milano non gli fu sempre una madre benefica, per dirne una non fu accolto bene già da ragazzo nel capoluogo lombardo. Il futuro Maestro di Busseto si recò al Conservatorio di Milano (che poi prese il nome Giuseppe Verdi) per ottenere la Palma di Composizione, gli venne rifiutata, fu respinto insomma, costringendolo ad accettare gli insegnamenti del Maestro Vinvenzo Lavigna. Uno sconforto che proseguì anche nella vita affettiva: a Milano perse la figlia Virginia Maria, il figlio Icilio Romano e la moglie Margherita Barezzi. Al sommo dello sconforto però riuscì a musicare il Nabucco che lo concigliò con la vita e il Tempio della Musica. Da questo momento la sorte cambia.
È nel capoluogo lombardo che conosce la seconda moglie, Giuseppina Stoppani, e Milano incomincia a sorridegli ad iniziare dal corteggiamento della nobiltà risorgimentale, fra cui Clara Maffei che con il suo salotto lo spinse verso ideali e antiaustriaci. Il suo salotto in via Bigli al 21 era frequentato da molti intellettuali, basti pensare che nello stesso Palazzo Livazzi abitava Albert Eistein (1894-1900), e per 36 anni fu il fulcro della cultura e della politica cittadina. Qui conobbe anche Alessandro Manzoni con il quale condivise strategie romantiche e sempre ormai nella sua Milano. Arrigo Boito gli confezionò i libretti delle sue due ultime opereche lo consacrarono all'unanimità come il più grande musicista italiano del suo tempo.
Il volume uscito in questi giorni è curato da Luigi Inzaghi (Editrice Meravigli - Libreria MIlanese - 160 pagine, Euro 12) è molto ben dettagliato e indaga sulla vita milanesedi verdi e sulle orme di un'altra accurata pubblicazione di Gustavo Marchesi del 1981, perché segue le orme del Maestro Verdi passo dopo passo, dalle prime abitazioni fino alle ultime, a partire dall'ospitalità presso l'amico Giuseppe Saletti in via Santa Marta 19, poi in Contrada San Paolo nella casa Dupoy, in casa Arduzzoni, in via San Pietro all'Orto 17, in via Simone in Corsia dei servi, in via Andegari e poi ancora in Contrada del Napoleone, nonché nei vari alberghi, primo fra tutti il Gran Hotel Et de Milan in via Manzoni, dove il Maestro di Busseto morì nel 1901 nell'appartamento 108 (oggi stanza 105 al primo piano. Un itinerario curioso e tutto da scoprire. ricco di aneddoti e di storia, una vera e propria caccia al tesoro per gli amanti della Lirica o per stranieri e non amanti della Scala. La Messa «Requiem» la scrisse per la Chiesa di San Marco e fu un grande successo che varcò i confini nazionali.
Verdi fu anche un assiduo frequentatore della Casa Ricordi, della Galleria De Cristoforis, del Caffè Cova (il marchio è passato per la maggioranza dai Faccioli a imprenditori francesi del gruppo Vuitton) dove incontrava amici e a Natale acquistava il panettone per la sua Peppina. Il Caffè Cova prima di trasferirsi in Montenapoleone era vicino alla Scala, se lo ricordava bene Gaetano Afeltra, quando con Missiroli, direttore del Corriere della Sera, andavano a prendere la Callas fuori dal Teatro a spettacolo finito e prendevano qualche cosa e poi l'accompagnavano a casa.