La Verdi svela la magia delle Mille e una notte

L'orchestra chiude un'estate di successo ma aspetta ancora i soldi da Roma (compresi gli arretrati dell'anno scorso)

Tre classici russi per un concerto straordinario che, al di là dell'alto valore musicale, è l'ennesima affermazione di dignità artistica e culturale dopo il «pasticcio» del Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo, che vede l'orchestra di largo Mahler di nuovo fortemente penalizzata.

Domenica alle 20 la Verdi saluta l'inizio dell'autunno tornando alla Scala con l'ormai tradizionale «fuori programma» settembrino. In scaletta un doppio piatto forte: i quindici brani dei Quadri da un'esposizione di Modest Musorgskij (1874), nella rispettosa orchestrazione di Maurice Ravel, e la deliziosa, esotica Scheherazade (1888) di Nikolaj Rimskij-Korsakov, suite sinfonica ispirata alla principessa-fanciulla delle Mille e una notte (violino Luca Santaniello). Per entrare in atmosfera ci saranno i pochi minuti dell'ouverture di «Una sposa per lo zar», scritta nell'estate del 1898 dal compositore di Tichvin, che insieme allo stesso Musorgskij, Balakirev, Borodin e Cui formava il cosiddetto Gruppo dei Cinque. Fu proprio Korsakov, nel 1886, a curare la prima pubblicazione dei Quadri per pianoforte solo, oltre ad essere stato fra i primi ad avere l'idea di trascriverli per orchestra, suscitando il disappunto dell'autore.

Sul podio del Piermarini, reduce dal successo del Santa Fè Opera Festival, sale Jader Bignamini, ex clarinettista della Verdi, dove fu portato nel 1998 da Riccardo Chailly. L'orchestra chiude con un acuto un'estate intensissima, con decine di appuntamenti tra sinfonica e cameristica, tra auditorium e chiese, tra sacro e profano, e tanta musica dei vari paesi del mondo: oltre 18mila gli spettatori paganti, per 168mila euro di incasso. Senza contare l'attività discografica, sempre più rivolta al mercato internazionale. È giusto al giro di boa, per Decca, la monumentale integrale dei lavori sinfonici di Nino Rota diretta da Giuseppe Grazioli e già accolta con favore da pubblico e critica. Da oltre vent'anni la Verdi continua insomma ad essere un punto di riferimento nel panorama culturale italiano e non solo, visto anche il fitto calendario di impegni all'estero su palcoscenici prestigiosi.

Eppure c'è chi sembra non pensarla così, e se per giunta siede al Ministero dei Beni e delle Attività culturali la cosa si fa preoccupante: «La quota Fus che ci è stata destinata per il 2015 è di un milione e poco più, praticamente la metà rispetto a istituzioni decisamente meno attive rispetto a noi» lamentano Luigi Corbani, direttore generale, e Gianni Cervetti, presidente della Fondazione. Una «disattenzione» che si aggiunge a quella dell'anno scorso, con appena 200mila euro (non ancora visti) rispetto ai tre milioni inizialmente assegnati, e del 2013, di cui si attende ancora il saldo. Intanto la Verdi continua ad essere tra le orchestre italiane più brave a procurarsi risorse con le proprie forze: ora c'è una lotteria, e il 26 novembre parte il Club delle Imprese, un'estensione del virtuoso Club dei Soci. Morale, se lo Stato avesse fatto la sua parte il bilancio dell'orchestra sarebbe roseo, ma la realtà è di colore ben diverso: gli stipendi sono a rischio e si parla di ricorsi in tutte le sedi deputate.